I corpi grassi nei libri- parte 1

Consigli, Inclusività, Scrittura

Qualche tempo fa ho pubblicato nelle mie stories di Instagram una riflessione su come ci sia una grande rarità di rappresentazione di corpi grassi nei libri. Ragionavo che è qualcosa di cui mi lamento spesso, ma che pur essendo una scrittrice non avevo mai considerato prima di quel momento che posso essere io il cambiamento, che posso fare la mia parte affinché ci sia più rappresentazione in un modo molto semplice: inserire personagg* grass* nelle mie storie.

Semplice, no? Hai inventato l’acqua calda, mi dirai.

Eppure prima di quel momento sono sincera se dico che la cosa non mi era nemmeno passata per la testa. Era come se non fosse per me nemmeno un’opzione. E nel momento in cui mi sono resa conto di questi ragionamenti che abitavano tra le righe dei miei pensieri, ho reagito con fastidio:

“Ma come”, mi sono detta. “Proprio io che sono grassa e mi lamento costantemente della scarsità di protagonist* grass* non ho mai nemmeno creduto che fosse possibile scriverne? La cosa non ha nessun senso.”

Ed è per questo, perché non ha nessun senso eppure è proprio così, che ho deciso di scrivere questa serie di post, in cui il fil rouge è appunto la rappresentazione dei corpi grassi in letteratura.

In questo primo post vorrei condividere le risposte che ho ricevuto alla box domande che ho messo nelle stories di instagram quando ho reso pubblico questa mia riflessione. Queste risposte sono, secondo me, un ottimo punto di partenza che può aiutare chi scrive, e vuole scrivere di corpi grassi, a capire di che cosa ha bisogno il pubblico, che cosa vorrebbe vedere e cosa no.

Ecco quindi cosa hanno risposto alle persone quando ho chiesto di continuare questa frase: “abbiamo bisogno di rappresentazione grassa, di leggere di persone grasse che”:

-intraprendano una quest epica;

-fluttuino nello spazio;

-combattano contro il male;

-salvino il culo a tutt*;

-guidino la ribellione contro i poteri forti;

-abbiano un ruolo importante;

-siano leader;

-non siano la solita spalla comica della protagonista e non siano il personaggio comico;

-non siano simpatiche, non facciano ridere, siano stronze;

-falliscano (e va bene così);

-si ficchino nei guai;

-non siano brave solo a cucinare;

-amino il cibo: dire di volere una fetta di torta non deve essere tabù;

-non siano definite unicamente dal loro essere grasse o in base al loro peso;

-non siano discriminate in base al loro peso;

-siano delle fortissime donne in carriera che amano ciò che fanno;

-non siano materne;

-siano personagg* fort*;

-siano in salute;

-non siano l’unica persona grassa del gruppo;

-siano desiderate e desiderino;

-siano oggetto di desiderio romantico e non perché belle dentro, abbiano successo in ambito sentimentale;

-abbiano relazioni di vario tipo e abbiano rapporti soddisfacenti, non per forza romantici;

-scopino un sacco;

-non si scusino d’esistere;

-non si sentano meno belle o brave;

-siano alla moda;

-facciano sport;

-abbiano successi sportivi;

-non siano sportive e atletiche e comunque vadano bene così come sono;

-non si facciano complessi per il peso;

-vivano la loro vita con gioia;

-siano serene;

-non abbiano bisogno di un’altra persona per sentirsi belle;

-possano vivere la loro vita in libertà;

-vivano la propria vita e stiano bene con se stesse, siano a proprio agio nel loro corpo;

-il loro corpo grasso sia descritto con aggettivi positivi.

E questo è quanto per oggi. Grazie di aver letto, ci vediamo nel secondo post della serie “I corpi grassi nei libri” con un mio ragionamento sulla rappresentazione della discriminazione dei corpi grassi nei libri: è mai ok? La risposta, come direbbero i peggiori titoli di articoli clickbait, ti sorprenderà. A presto!

Non dimenticarti di scrivermi un commento qui sotto se hai qualcosa da aggiungere al tema trattato oggi.

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Due grossi motivi per cui non mi piace il NaNoWriMo…

Consigli, Scrittura

…e uno piccolo per cui mi piace.

Tempo di lettura: 5,07 minuti

Novembre è un mese frenetico per chi scrive, si sa; già da ottobre (o meglio, Preptober) ci si comincia a preparare alla sfaticata che è scrivere un romanzo intero in un mese: è il famoso NaNoWriMo, ovvero National November Writing Month (novembre mese nazionale della scrittura), un’iniziativa benefica nata negli Stati Uniti che presto si è estesa a tutto il mondo, persino qui in Italia, e che invita i partecipanti a scrivere nel mese di novembre cinquantamila parole, che sarebbe un romanzo fatto e finito, mantenendo quindi una media di 1667 parole al giorno.

Nella mia bolla social la maggior parte delle persone che conosco e seguo partecipa, condividendo ogni giorno dei template nelle stories con il conteggio parole del giorno e immagini o citazioni che si riferiscono al loro work in progress, parlando dei temi e personaggi che stanno scrivendo, creando circoli di scrittura per darsi man forte a vicenda e creando contenuti con risorse per aumentare la produttività e scrivere meglio e di più (l’avevo fatto anch’io l’anno scorso: trovi qui il post).

Sono a conoscenza di questa iniziativa da circa tre/quattro anni, e ogni anno mi sono ripromessa di partecipare, ma c’era sempre qualcosa: non ne sapevo ancora abbastanza, non me la sentivo, oppure ero in fase di editing o revisione e non mi sembrava il tipo di lavoro adatto a questa iniziativa.

Solo quest’anno ho deciso coscientemente di non partecipare e ho capito che in realtà il NaNoWriMo non mi piace; non credo nemmeno che mi unirò i prossimi anni alle schiere di scrittorə che si fa il mazzo ancora di più in questo mese in particolare.

Ecco quindi tre motivi per cui non mi piace il NaNo:

1. LA COMPETIZIONE, LA PRESSIONE SOCIALE (E SOCIAL).

Non sono contro una competizione sana: può davvero aiutare e motivarci a darci dentro. Tuttavia vedo una tendenza preoccupante, ovvero il “lottare” a colpi di numeri. Mi spiego meglio: per scrivere cinquantamila parole in un mese se ne dovrebbero scrivere ogni giorno 1667. Mi è capitato spesso di guardare i template con il conteggio parole di altre persone e sentirmi a disagio perché magari quel giorno in particolare, per vari motivi, avevo scritto di meno. E se prefissarci un certo numero di parole, battute o pagine da scrivere può essere un modo sano per porci degli obiettivi, la corsa a tutti costi al numero non lo è, specialmente se fatta per un confronto con altre persone.

Ecco cosa mi piacerebbe vedere durante Novembre: più persone che raccontano come scrivere quel giorno le ha fatte sentire, più festeggiamenti per aver raggiunto il proprio obiettivo giornaliero o settimanale (senza sentirsi per forza obbligatə a condividerlo) e meno numeri. I numeri lasciamoli alla contabilità, alla matematica, a tutte quelle cose lì coi numeri; noi scriviamo storie che vogliono fare emozionare, non testi di, uhm, numerologia (lol): ricordiamocelo in questo mese.

2. IL CONCETTO DI “VINCERE” IL NANO.

Il sito del NaNoWriMo incoraggia una gamification del processo offrendo “badges”, delle medaglie virtuali al valore da sfoggiare con lə propriə “buddies”, le persone con cui si vuole condividere il processo sul sito, che è quindi anche social, e in generale quando si riesce a completare la sfida scrivendo le agognate cinquantamile parole si può dire orgogliosamente di aver “vinto” il NaNo.

La tecnica della gamification e di avere un obiettivo comune possono essere efficaci per qualcunə, non lo nego (se lo sono per te, tanto meglio); tuttavia nel concetto stesso di “vincita” è insito quello di “perdita”: per fare qualche esempio, una persona che si è messa a scrivere ogni giorno ma che a malapena è arrivata a mille parole al dì, per esempio, “perderebbe” il NaNo con ventimila parole in meno di quelle richieste. Poco importa l’impegno che ci abbia messo, quanto difficile sia stato per lei ritagliare quel tempo ogni giorno, poco importa l’orgoglio di aver scritto, magari, molto più di quanto fa di solito.

Anche questo problema si riconduce ai numeri, ovviamente; più procedo nel mio percorso di scrittura, più mi rendo conto di quanto la qualità sia molto più importante della qualità. Tre parole pregne di significato valgono anche quanto mille buttate lì a caso. Il NaNo, però, sembra incoraggiare la quantità rispetto alla qualità, cosa comprensibile perché per scrivere un romanzo in un mese non si ha il tempo effettivo per riflettere su ogni parola, ed è anche giusto così: ci sono i momenti per scrivere di fretta, con l’acqua alla gola, e quelli nei quali si riesce a scegliere le parole una a una.

Tutto questo senza contare che molte persone per partecipare e “vincere” scrivono anche quando dovrebbero dormire, e in generale sacrificano momenti che potrebbero essere in realtà essenziali alla loro salute psicofisica. In una società che glorifica l’ammazzarsi (letteralmente) di lavoro e che venera la produttività al costo del benessere, non credo sia una buona cosa.

Ecco cosa vorrei vedere di più durante il NaNo: più consapevolezza riguardo ai propri ritmi e meno smania di vincere. Più ascolto delle proprie necessità in un periodo intenso, meno glorificazione del sacrificio a tutti i costi per il lavoro. Perché sì, è un lavoro.

Nonostante questi grossi problemi che ho personalmente con il NaNo riconosco che sia un’iniziativa ben organizzata e che può fare davvero bene a molte persone. In particolare, ciò che invece mi piace è:

1. IL SENSO DI COMUNITÀ E L’AIUTO RECIPROCO

Quest’anno, pur non partecipando, sto lavorando più intensamente alla riscrittura e immergermi nell’atmosfera di fermento del NaNo rimanendo all’esterno mi fa bene. In particolare trovo che lavorare assieme ad altre persone funzioni molto bene per me, quindi quando la mia amica Donnie mi ha proposto di unirmi a un piccolo gruppo di scrittura questo mese ho accettato con entusiasmo.

Siamo in cinque persone in totale e ci troviamo via video chat (a volte whatsapp, a volte meet) senza la pressione di esserci sempre o a tutti i costi e con invece la gioia di lavorare assieme e parlare dei nostri progetti che ci guida.

Spronarsi a vicenda, creare e rafforzare comunità, e aiutarsi: questi sono i valori che ho scoperto con questo gruppo di scrittura, assieme a una dimensione di condivisione e di rapporti interpersonali sana e motivante. Il NaNo dovrebbe essere più così, senza ansie sul numero di parole e riguardo la “vincita” o a causa della competizione. Semplicemente persone riunite sotto un unico obiettivo.

Hai mai partecipato al NaNo? Mi piacerebbe sapere che ne pensi, soprattutto se non sei d’accordo con me. Puoi scrivermi qui un commento o una mail, la trovi nella sezione contatti di questo sito.

Ho scritto un libro, e ora?

Consigli, Scrittura

Questa è una delle domande più ricorrenti nei miei dm su Instagram: mettiamo che sei riuscitə a navigare le acque del worldbuilding, della creazione di personaggi credibili, della scrittura di descrizioni non troppo pesanti ma nutrite abbastanza per dare una mano allə lettorə, della costruzione di una trama con un senso logico e molto altro: e ora, che si fa?

Prima di tutto ti assicuri che il testo non sia una prima bozza: lo revisioni cercando incongruenze ed errori, magari lo fai dopo averlo fatto leggere a qualche beta reader.

Ora che hai la tua opera in mano puoi dire con certezza che il target sia quello giusto? Che il linguaggio che hai usato funziona? Che la persona, la focalizzazione e il tempo verbale usati sono quelli migliori per raccontare la tua storia? (Queste domande puoi fartele in qualsiasi fase della scrittura, anche e soprattutto prima di cominciare, ma se non ti è capitato di pensarci, puoi farlo anche dopo la fine della prima bozza.)

Adesso che hai davvero controllato il controllabile potrebbe essere finalmente giunto il momento di parlare di pubblicazione.

Ci sono due tipi di pubblicazione, entrambi validi ed entrambi con i loro pro e contro e modi per accedervi. Vediamoli assieme:

1) LA PUBBLICAZIONE IN SELF, O AUTOPUBBLICAZIONE

La pubblicazione in self è stata per molto tempo relegata a un ruolo secondario, spesso ritenuta di minore qualità rispetto a quella tradizionale, ma posso assicurarti, dopo aver letto diversi romanzi autopubblicati, che non è così. Se pensi che autopubblicare sia semplice quanto scrivere una prima bozza e caricarla su Amazon, è giunto il momento di cambiare mentalità.

Per pubblicare un prodotto di qualità è necessario per l’autorə investire in professionistə che possano aiutarlə a rendere il manoscritto adeguato alla pubblicazione: parlo di editor e correttorə di bozze, graficə che possano occuparsi di impaginare il libro e creare una copertina accattivante, persone che possano scrivere una quarta di copertina adatta che invogli il lettore ad acquistare proprio quel libro nella marea di libri pubblicati ogni giorno.

“Ma Giulia, io non posso investire in così tantə professionistə.”

Eh, manco io. Se ti consola, so di autorə autopubblicatə che riescono a fare molte di queste cose da solə dopo aver imparato tali competenze da autodidatta. So anche, però, che spesso l’entusiasmo di poter vedere il tuo libro pubblicato in qualsiasi modo sorpassa la voglia di fare tutte queste cose noiose e che spesso richiedono molto tempo. Quindi va bene schiaffare il proprio manoscritto su Amazon e sperare per il meglio?

BZZZ! OVVIAMENTE NO!

Davvero non vuoi dare la migliore possibilità alla tua creatura, il manoscritto su cui hai speso mesi, se non anni, della tua vita? Davvero ti accontenteresti di una copertina brutta o mediocre che non attirerebbe nessunə e di un testo pieno zeppo di refusi e incongruenze? E davvero ti aspetti da unə lettore che passi sopra tutto ciò e che comunque decida di leggere ciò che hai scritto, investendo il suo tempo prezioso in un prodotto che tu non hai voluto curare fino in fondo?

Ripetiamolo assieme: l’autopubblicazione è una cosa seria; se stai cercando una scorciatoia, questa non lo è. E ora che ti ho fatto la ramanzina passiamo ai

PRO E CONTRO DELL’AUTOPUBBLICAZIONE:

PRO:

Hai il controllo creativo (e non solo creativo) completo sulla tua creatura, che decida di fare tu tutto oppure che ti appoggi a professionistə.

La percentuale di guadagno è più alta rispetto all’editoria tradizionale.

Puoi decidere di modificare l’edizione in qualsiasi momento a tuo piacimento o di ritirare il libro se non vuoi che venga più letto, cosa che non puoi fare se sei legatə a un contratto con un’editore.

CONTRO:

Hai spese che nell’editoria tradizionale non avresti.

Se cerchi un modo per pubblicare che ti dia un certo prestigio, purtroppo questa potrebbe non essere la strada migliore visto che spesso, specialmente da chi non è del settore, è considerato un metodo “di seconda classe”, anche per via della quantità di manoscritti pubblicati negli anni senza cognizione di causa. La reputazione dell’autopubblicazione, in ogni caso, mi sembra in ascesa.

2) LA PUBBLICAZIONE TRADIZIONALE

Con questo termine si indica una pubblicazione con casa editrice, che sia piccola, media o grande poco importa (basta che non sia una ce a pagamento!).

Esistono due modi principali per farsi notare e quindi pubblicare da una casa editrice tradizionale: il primo è affidarsi a un’agenzia letteraria; le agenzie di solito hanno case editrici con le quali collaborano e delle quali conoscono bene la linea editoriale. In poche parole un’agente sa bene quali ce possono essere interessate a un testo come il tuo e non sparano nel mucchio; inoltre possono aiutarti a negoziare contratti e anticipi migliori. Gli agenti letterari solitamente chiedono il 15-20% di ciò che guadagni tu dall’anticipo e dalla vendita delle copie. Per avere un’idea di qualche agenzia puoi partire da qui, l’Associazione degli Agenti Letterari Italiani. Non tutte le agenzie che contano fanno parte dell’associazione, ma è un buon punto di partenza per familiarizzare e fare qualche ricerca.

Il secondo modo è proporre il manoscritto direttamente alle case editrici; hai la tentazione di mandare il tuo lavoro a tutte le case editrici che conosci?

BZZZZ! NON SI FA!

Sparare nel mucchio non ti porterà mai a buoni risultati. Parti con una ricerca approfondita delle case editrici che pubblicano romanzi simili per genere, target e tematiche a ciò che hai scritto: studia per bene, insomma, la loro linea editoriale (se hai scritto un romanzo rosa young adult non è proprio una mossa intelligente mandarlo a Il Saggiatore, per dire: sprechi il tuo tempo e quello delle persone che riceveranno la mail); poi controlla che accettino l’invio spontaneo di manoscritti e segui alla lettera le istruzioni (a nessunə piace chi fa di testa propria e ti manda, per esempio, il manoscritto intero invece delle prime dieci cartelle richieste).

PRO E CONTRO DELL’EDITORIA TRADIZIONALE

PRO:

Nel momento in cui riesci a farti considerare da un editore tradizionale, non devi preoccuparti di pagare tu l’editing, la commissione di copertina, la grafica, eccetera.

L’editoria tradizionale continua a essere più prestigiosa e accettata dal punto di vista sociale.

CONTRO:

In percentuale, i guadagni sono ridotti rispetto all’autopubblicazione.

Spesso non puoi scegliere il titolo o la copertina e in generale non sei tu in controllo.

Può essere difficile farsi notare e pubblicare, specialmente se sei esordiente.

MA QUINDI? COSA SCELGO?

Non esiste una strada unica per la pubblicazione; so di autorə che hanno scelto l’autopubblicazione per qualche progetto e l’editoria tradizionale per altri, per esempio. In generale ti consiglierei di informarti meglio (questo articolo è solo la punta dell’iceberg!) e di scegliere in modo consapevole ciò che è meglio per te e per la tua carriera.

In bocca al lupo e buon lavoro!

Tu chiedi, Giulia risponde: episodio 3

Consigli, Q&A, Scrittura

Tempo di lettura: 3 minuti

Tu chiedi, Giulia risponde è la rubrica di “posta della mente” per scrittorə in cerca di consigli empatici, onesti e collaudati.

Consigli su come trovare un “gruppo dei pari” per quanto riguarda la scrittura? -Vittoria @vittoria.batavia

I social in questo caso possono aiutarci molto, in particolare se gravitiamo attorno a profili Instagram con community forti; se ci pensiamo è piuttosto ovvio: è facile che una persona che segue quellə stessə content creator abbia delle cose in comune con noi: un modo per connettersi può essere, per esempio, dare un’occhiata ai commenti di un post che ci ha interessato e vedere se c’è qualcunə che ha scritto qualcosa con cui siamo d’accordo; da lì a rispondere a quel messaggio, eventualmente seguire quella persona e cominciare a interagire per condividere gioie e dolori della scrittura il passo è davvero breve.

Non dimentichiamo i gruppi Facebook: nonostante questo social si sia per lo più, purtroppo, trasformato in una cloaca di odio e disinformazione, i gruppi sono luoghi separati e spesso sono privati (ovvero necessitano di un’iscrizione approvata da amministratorə), con regole ben precise che riescono a prevenire, nella maggior parte dei casi, comportamenti tossici. Un esempio può essere il gruppo “Esploratori di storie” di Viola, legata alla sua newsletter di qualità sulla scrittura alla quale ti consiglio di iscriverti qui.

Non solo social, però: ci sono iniziative conosciute da moltə all’interno della writing community alle quali possiamo aderire e in questo modo cercare e trovare persone che partecipano come noi. Sto parlando del celeberrimo NaNoWriMo, ovvero National November Writing Month, un’iniziativa benefica che spinge chi vuole farlo a scrivere un romanzo intero (di minimo 50000 parole) in un mese. La grande forza del NaNo è la comunità e la solidarietà che si crea attorno: sul sito dell’iniziativa è possibile entrare a far parte di circoli di scrittura, gruppi Discord e conoscere altre persone che si sono gettate nell’impresa come noi, sia italiane che di altri Paesi. È qualcosa di estremamente motivante e le connessioni che si creano durante questa sfida sono basate sulla mutua comprensione di quanto possa essere difficile e soddisfacente impegnarsi nella scrittura.

Sono inoltre venuta a conoscenza di una nuova piattaforma dedicata a chi ama scrivere: Kepown. Ne so ancora poco e non ho avuto ancora modo di iscrivermi, ma sembra promettente. La mission è quella di raccontare “ciò che siamo stati e quello che siamo attraverso la scrittura digitale. Gli istanti della vita di ogni persona sono istanti della vita di qualcun altro. Un intreccio di valori umani e vite che non possono essere dimenticati. I Kepowner avranno la possibilità di tracciare le loro memorie nello spazio attraverso la geolocalizzazione dei loro capitoli e nel tempo assegnando ai capitoli la data esatta del racconto, così da creare la più grande rete digitale di storie vere.” Il progetto sembra insomma interessante.

In questo momento come non mai ci sono tantissime possibilità per trovare persone che scrivono al nostro stesso livello per creare un gruppo di supporto; tra forum, social e iniziative la scelta è davvero ampia. Ciò che dobbiamo ricordarci sempre è che il primo passo è sempre quello di metterci in gioco: non essere passivə negli spazi che occupiamo, ma interagire e aprirci; in questo modo facciamo sì che altre persone possano aprirsi di conseguenza e instaurare un vero dialogo.

Navigare questi spazi, specialmente se siamo appena approdatə su essi, può essere difficile, ma ne vale la pena. Ti posso testimoniare in prima persona che da quando ho trovato persone con cui parlare di scrittura che capissero davvero la mia “lingua” (e che si sorbiscono senza fare una piega i miei messaggi audio dal minutaggio illegale) il mio approccio a questo mestiere è cambiato radicalmente. Prima ero solo una tizia davanti a una tastiera, sola con i personaggi che abitavano la mia testa e i miei dubbi; dopo aver trovato persone affini e di cui posso blaterare dei miei problemi e delle mie euforie sono restata una tizia davanti alla tastiera, ma sento di essere supportata (e sopportata!) da una rete invisibile e forte. Spero che anche tu possa trovarne una.

Come al solito mi fa un enorme piacere sapere come ti è sembrato questo articolo e se ti è stato utile: fammi sapere la tua opinione con un commento o un messaggio su Instagram!

Spero di averti dato degli spunti interessanti, in bocca al lupo e alla prossima.

Beta readers: chi sono, come trovarne

Consigli, Scrittura

Tempo di lettura: 4 minuti 08

Hai mai sentito parlare di beta-readers, o beta lettorə e di chiederti chi siano, cosa facciano e se c’è bisogno di pagarlə per i loro servizi? Oggi parliamo proprio di questo. Allacciati le cinture e andiamo!

Partiamo dalla base: chi sono? Sono persone che leggono il tuo libro prima che venga pubblicato. Esistono anche gli alpha-reader che leggono il testo man mano che lo stai scrivendo, mentre i beta di solito lo leggono dopo la revisione.

Ok, ma serve davvero affidarsi a loro? Certo! È un primo banco di prova, la prima possibilità che ha la tua storia di essere letta. Ciò significa che le loro opinioni, di qualsiasi natura esse siano, ti saranno molto utili per vedere la storia che hai narrato con occhi diversi dai tuoi. A volte quando passiamo tanto tempo con dei personaggi nel mondo che abbiamo creato non riusciamo più a notarne difetti o caratteristiche da migliorare. È per questo motivo che quella di ascoltare cosa un gruppo selezionato e ristretto di persone ha da dire su ciò che hai scritto è sempre una buona idea!

Non solo: è come se il gruppo di beta-readers esistesse in una bolla; in sostanza, le loro opinioni e critiche (costruttive, si spera) restano nel vostro circolo e anche se sei protettivə nei confronti del tuo testo ciò non può arrecarti danno, anzi, potrà solo aiutarti a migliorare come scrittorə. Credo fermamente che senza il confronto si riesca ad andare avanti solo fino a un certo punto.

Ci piace da matti l’idea dello scrittore isolato, lupo solitario immerso nelle parole senza il bisogno di uscire di casa, ma la realtà dei fatti è che senza confronto non si cresce, né nella vita né nella scrittura. E siamo tutti d’accordo che crescere e migliorarsi è una buona cosa, no?

Come scegliere beta-readers, quindi? Non è facile per nulla trovare delle persone che leggano il tuo libro e che possano darti un parere tecnico e interessante. Ti consiglierei di evitare di chiedere a familiari e amici: il loro giudizio potrebbe essere sfalsato dalla percezione che hanno di te quindi non sarà obiettivo. Se vorrai davvero misurarti con dei commenti che ti possono aiutare allora dovresti cercare i tuoi beta-readers altrove. Personalmente i miei li ho trovati tramite Instagram: all’interno della community di scrittorə e lettorə ho selezionato un piccolo gruppo di persone con cui avevo confidenza e di cui mi fidavo composto sia da scrittorə di cui conoscevo lo stile e che stimo, sia da lettorə “purə” che leggono spesso il genere del mio romanzo.

Cosa fare se non si ha una community online? Buona notizia: esistono dei servizi di beta-reading, gratuiti ovviamente; per esempio quelli del collettivo Scripta.

Ok, ho trovato il mio gruppetto di beta. Cosa posso aspettarmi da loro? Posso dire con chiarezza cosa NON aspettarti da loro: una correzione bozze, una segnalazione di errori o di sintassi sbagliate, un editing. Non è questo lo scopo! Aspettati invece un’opinione su ciò che hai scritto, che sarà diversa rispetto alla loro conoscenza in fatto di narrazione e scrittura, ma non di più e non di meno. Chiedi un parere argomentato: un mero “bello”, per quanto possa fare piacere, non ti sarà molto utile.

Se sei unə control freak come me ti consiglio di fare una lista di domande alle quali i tuoi beta dovranno rispondere; fa’ in modo che il questionario tocchi i nervi più scoperti: se hai delle insicurezze riguardo ai dialoghi, per esempio, chiedi ai tuoi beta se li hanno trovati realistici!

Hanno tuttə letto e mi hanno dato i loro pareri. E ora? Ora puoi decidere se seguire i loro consigli e le loro opinioni o no. Ricordati che devi rispettare i feedback che ti hanno dato, ma non è detto che tu debba seguirli. Non metterti sulla difensiva, ascolta sempre, fatti domande, metti te stessə e ciò che hai scritto in dubbio, ma se, nonostante questo atteggiamento aperto e pronto all’ascolto, il tuo istinto ti dice di non modificare ciò che hai scritto, allora non farlo. In fin dei conti sarà il tuo nome quello sulla copertina, non il loro. Sei tu che hai creato il mondo, la storia e i personaggi che abitano il tuo romanzo: la responsabilità è tua e tua soltanto.

Quindi ascolta con rispetto, accetta ciò che ti pare ragionevole e con altrettanto rispetto dì “no, grazie” quando ti consigliano qualcosa che va contro ciò che sai è bene per il tuo romanzo.

Ti lascio con una lista di domande che io stessa ho fatto ai miei beta-readers e che puoi decidere di usare come guida, infoltendole o snellendole a tuo piacimento:

  1. Lo stile ti è sembrato adeguato alla storia narrata, al target e al genere?
  2. Quali sono le tue impressioni sui personaggi? E sulle relazioni tra di loro?
  3. Cosa pensi del mondo narrativo?
  4. Come ti sono sembrati i dialoghi? Li hai trovati realistici?
  5. Quali sono i punti nella storia che avresti voluto saltare e perché?
  6. Quali dettagli, fatti, frasi, personaggi o ambientazioni ricordi di più e perché?
  7. Che cosa ti ha lasciato la lettura subito dopo la parola fine? Cosa ti ha lasciato a giorni di distanza?

Come al solito mi fa un enorme piacere sapere come ti è sembrato questo articolo e se ti è stato utile: fammi sapere la tua opinione con un commento o un messaggio su Instagram!

Spero di averti dato degli spunti interessanti, in bocca al lupo e alla prossima.

Tu chiedi, Giulia risponde: episodio 2

Consigli, Q&A, Scrittura

Tempo di lettura: 7 minuti 15

Tu chiedi, Giulia risponde è la rubrica di “posta della mente” per scrittorə in cerca di consigli empatici, onesti e collaudati.

Ciao, come stai? Più che una domanda specifica sulla scrittura, la mia sarebbe una richiesta di consiglio (scusami se magari non è attinente al topic). Scrivere è la mia passione da sempre ma sono terrorizzata all’idea di espormi, di esprimere quello che mi passa per la testa e ritrovarmi poi a scoprire che per gli altri risulta banale, scontato, trash…Di solito mi espongo con parenti ed amici ma i complimenti temo siano filtrati dall’affetto o dalla volontà di non deludermi. Ecco che arrivo al punto: esistono piattaforme o luoghi dove esporre il proprio lavoro cercando di avere un parere oggettivo? Vorrei provare a fare un profilo Instagram dedicato ma temo, essendo una piattaforma più che altro “visiva”, di sbagliarne l’impostazione e quindi di non farlo notare. In ogni caso volevo dirti grazie per quello che fai, sono contenta di essere approdata sul tuo profilo -Nicole @nicoledln

Questa è un’ottima domanda, grazie per averla posta, Nicole. Per iniziare vorrei confermare la tua impressione che far leggere i propri lavori a famigliari e amici non è un’ottima idea; può essere di sicuro molto piacevole condividere con loro i tuoi scritti, ma purtroppo si rivela sempre un’esperienza che, per quanto soddisfacente possa essere, è per lo più limitante: ti porto il mio esempio per farti capire cosa intendo; adoro la mia famiglia e il mio gruppo di amicə, ma tra di loro, a meno che non siano amicə scrittorə, non ci sono né lettorə fortə e che magari hanno sviluppato un senso critico né persone che hanno idea di cosa voglia dire scrivere un racconto o un romanzo. Continuo a volte a far leggere loro alcuni dei miei lavori, ma a parte qualche conversazione interessante sui temi trattati non ho mai ricevuto ciò di cui avevo veramente fame, ovvero dei pareri che davvero mi aiutassero a capire se stessi andando nella giusta direzione, se lo stile fosse adeguato alla storia, se l’arco di trasformazione del personaggio fosse credibile, se il worldbuilding fosse fatto bene o fosse coerente con se stesso.

In poche parole, non ricevevo mai commenti che mi aiutassero a migliorare la mia tecnica. Intendiamoci, i complimenti fanno sempre bene, specie se sei come me e spesso metti in discussione le tue competenze e abilità; aiutano a sanare magari un ego bistrattato e ad aiutarti a credere un po’ di più in te stessa, che non fa male a meno che tu non abbia già un ego smisurato e una sicurezza esagerata (in questo caso, un bagno d’umiltà è sempre un’ottima idea).

Le persone che sono più vicine a noi di solito ci fanno i complimenti per tre motivi: o pensano di base che scrivere qualcosa (qualsiasi cosa) sia incredibile e favoloso, o non vogliono ferire i nostri sentimenti, o lo fanno perché non hanno gli strumenti necessari per darci dei feedback che siano davvero costruttivi. Non c’è nulla di male: sono tutte reazioni dettate dall’affetto; ma sono reazioni che non ci aiutano a crescere come artistə.

L’ideale in questi casi, invece, sarebbe appunto far leggere qualcosa a persone che 1) leggono spesso e sono quindi lettorə fortə, oppure scrivono loro stessə; 2) non hanno legami affettivi con noi o ci conoscono poco. In questo modo siamo sicurə di avere un feedback onesto e a volte anche, se siamo fortunatə, competente.

Prima di raggiungere il centro focale della domanda (dove trovare talə lettorə) voglio soffermarmi su una cosa importante: sii sicura di volere un feedback che sia davvero onesto. Mi è capitato di avere opinioni e feedback che mi hanno stroncato e che, nella loro chiarezza, mi hanno dato dei pugni in pancia non indifferenti, o perché davvero il mio testo presentava delle criticità o perché semplicemente non tuttə, anche se competentə, sanno dare un feedback vero che non sia una critica sterile.

Prima di andare avanti voglio ricordarti che sei tu a decidere il momento giusto per esporre la tua scrittura a potenziali critiche; sei tu che hai il potere finché il testo è nelle tue mani, e solo tu puoi sapere quando ti senti davvero pronta a farti leggere. Se quel momento è giunto, se ti senti pronta a ricevere sia commenti positivi che negativi, allora buttati: far leggere qualcosa che hai scritto è un’emozione incredibile e ne vale davvero la pena, sia in un caso che nell’altro.

Arriviamo ora al consiglio: come pensavi tu, Instagram può non essere il luogo migliore per farsi leggere; non tanto perché è una piattaforma visiva, cosa che si può aggirare in diversi modi, ma piuttosto perché dipende tutto quindi dal tipo di impostazione e da come usi lo strumento. Di sicuro Instagram è perfetto per la promozione e la creazione di una community che magari può essere interessata a leggere ciò che pubblicherai altrove. Tali luoghi possono essere:

-un blog, anche se la gente tende a non interagire tanto e di solito il pubblico si limita, a parte poche eccezioni, a chi già ti segue sui social;

Wattpad, EFP e Archive of Our Own: nate come luogo di condivisione di fanfiction, le tre piattaforme ospitano sempre più lavori originali e sono molto popolate e quindi sono luoghi dove trovare persone che leggano ciò che ti va di pubblicare. Il lato negativo è che i commenti di solito non sono tecnici ma basati sul gradimento e quindi possono non essere utili se cerchi feedback per migliorarti;

The Incipit: è una piattaforma di racconti interattivi, dove il pubblico, alla fine di ogni capitolo, può commentare e votare tra tre possibilità date dallə scrittorə per decidere che svolta prenderà la storia. È un modo decisamente nuovo e appunto interattivo di concepire la scrittura; io non ci ho mai provato ma mi incuriosisce molto e te lo consiglierei in particolare se sei davvero decisa a metterti in gioco;

gruppi facebook per scrittorə: so che esistono (anche se non ne conosco personalmente) dei gruppi facebook dedicati a leggere, farsi leggere e darsi feedback a vicenda. Attenzione che a volte su gruppi simili ci può essere una competizione spietata e i feedback possono essere in qualche caso anche influenzati dall’invidia. Non sempre è così, però; ti segnalo a riguardo il gruppo Esploratori di storie creato da Viola (@viova su Instagram): lei è una garanzia!

-se il tuo obiettivo è avere dei feedback più tecnici puoi anche pensare di sottoporre il tuo testo a dei beta lettorə per avere più opinioni oggettive in un colpo solo; un collettivo, che conosco tramite Instagram e che apprezzo per i contenuti, si chiama Scripta: puoi sottoporre loro un racconto o un romanzo e ricevere delle schede di valutazione compilate dai membri del team. Puoi leggere le regole qui, ma ti anticipo già che è un servizio gratuito. In ogni caso parlerò di beta readers in futuro in un articolo quindi resta all’occhio!

Qual è però il modo in cui io ho trovato delle persone che potessero e volessero leggere i miei lavori e che mi dessero dei feedback costruttivi che mi hanno aiutato a crescere come scrittrice? Forse sarai sorpresa, ma non è tra quelli elencati.

Non esiste un modo unico o “giusto”, voglio sottolinearlo; quello che posso dirti è ciò che ha funzionato per me, ovvero creare un profilo Instagram dove creo contenuti e che soprattutto mi ha permesso di trovare “la mia gente”, persone che scrivono e che leggono. Con loro ho cominciato a condividere gioie e dolori della scrittura e pian piano con alcunə è nato un rapporto di fiducia che mi ha permesso di “buttarmi” e di mandare loro qualcosa da leggere (nota a margine: non mi sarei mai permessa di fare spam e chiedere a random di leggere cose mie a persone appena conosciute!).

Non è stato un processo breve: instaurare una connessione e creare relazioni non lo è mai, ma il rapporto creato, che in alcuni rari casi è persino sfociato in una vera amicizia, è basato sull’onestà anche intellettuale; in generale queste sono tutte persone di cui mi fido e che stimo sia dal punto di vista professionale che personale.

Piccolo consiglietto extra: sii sicura di stimarle per davvero, se scegli questa strada; mi è capitato di ricevere un feedback negativo da una persona che non stimavo dal punto di vista professionale e non solo l’ho presa male, ma l’ho ignorato. Dopo anni dall’accaduto posso dire che aveva pure ragione, ma l’assenza di stima non mi ha permesso di considerare obiettivamente ciò che mi stava dicendo.

Come detto sopra non esiste un modo giusto di farsi leggere per ricevere feedback: dev’essere soprattutto cucito addosso a te e alle tue esigenze. Io, per esempio, sono una persona che tende a fare fatica a fidarsi, quindi instaurare delle relazioni prima è stata per me la scelta vincente. Per te potrebbe essere diverso; il mio consiglio in generale è capire di cosa hai bisogno e poi scegliere e provare. Le persone che aspettano di leggere qualcosa che sia esattamente ciò che hai scritto sono là fuori: trova la tua nicchia e apriti alle loro impressioni, ne uscirai arricchita.

Come al solito mi fa un enorme piacere sapere come ti è sembrato questo articolo e se ti è stato utile: fammi sapere la tua opinione con un commento o un messaggio su Instagram!

Se l’argomento ti interessa inoltre ti consiglio un altro articolo del blog: quello sul beta reading.

Spero di averti dato degli spunti interessanti, in bocca al lupo e alla prossima.

Tu chiedi, Giulia Risponde: episodio 1

Consigli, Q&A, Scrittura

Tempo di lettura: 7 minuti 69

Tu chiedi, Giulia risponde è la nuova rubrica di “posta della mente” per scrittorə in cerca di consigli empatici, onesti e collaudati.

Immagine di Joey Guidone, parte del progetto Being a Writer su Behance

Oggi inauguriamo una nuova rubrica qui sul blog: “Tu chiedi, Giulia risponde”.

Come forse sai una delle cose in cui credo è la solidarietà e la vicinanza tra noi che scriviamo e che abbiamo grandi sogni; a volte vedo molta competizione tossica nel nostro ambiente, una piaga che possiamo debellare supportandoci a vicenda e condividendo le nostre conoscenze con generosità.

Non fraintendermi, anch’io un tempo conservavo gelosamente ciò che avevo imparato; pensavo: “mi sono fatta il culo per studiare questo manuale/seguire questo corso/capire questa cosa da sola, perché dovrei regalare ciò che ho imparato così, senza nulla in cambio?”

Ecco, lascia che me lo dica da sola: avevo una mentalità povera e arida. Non avevo ancora compreso che sì, molte cose si possono apprendere da sola, ma la possibilità di confrontarsi con altre persone che sono nella nostra stessa situazione ci arricchisce in modi che non potremmo mai immaginare in solitudine.

Non avevo ancora compreso che, anche se passo quella conoscenza a un’altra persona, essa non mi viene magicamente estratta; anzi, la soddisfazione e la gioia di aver condiviso qualcosa di così prezioso è immensa. Non avevo ancora capito che questa non è una gara nella quale sono avvantaggiata se nascondo informazioni vitali, tenendole solo per me.

Una mentalità simile mi danneggiava invece che aiutarmi, l’ho capito man mano che provavo con timidezza ad aprire la mia porta a un modo nuovo di vivere la scrittura: un modo comunicativo in cui la generosità e l’empatia fanno da sovrane. Perché, ricordatelo, siamo tuttə solo delle persone che vivono nella loro fantasia e che trascrivono le immagini che si affollano nelle loro menti davanti a una tastiera. Se c’è una lotta, è con noi stessə: ci mettiamo alla prova ogni volta che ci troviamo davanti a una pagina bianca. E avere un po’ di sostegno da persone che quella lotta la conoscono bene non può che essere positivo.

Ora, senza indugi, passiamo alla domanda che apre questa nuova rubrica!

Ciao Giulia, grazie per i tuoi consigli! In questi giorni ho avuto molte idee per pensare all’organizzazione di un mondo magico e ne sono davvero emozionata, il problema è che non riesco ad adattarlo a una trama. Insomma, per una volta che ho carta bianca non mi viene in mente nulla, e quelle poche cose che mi vengono in mente sembrano mal funzionanti. Hai qualche dritta per superare questa sorta di blocco? Non mi era mai capitato prima, è come avere tra le mani qualcosa di bello senza sapere che farne. -Michela @16micb

Innanzitutto grazie di questa domanda, Michela, perché mi dà l’occasione di parlare di due temi importanti:

  1. L’importanza di unire worldbuilding a trama e personaggi
  2. Come far crescere le idee

UNIRE WORLDBUILDING A TRAMA E PERSONAGGI

Ti è mai capitato di leggere un libro ambientato in un mondo favoloso, dettagliato e credibile al punto da volerci vivere (o, almeno, poterlo visitare)…ma al tempo stesso trovare una trama banale o poco appassionante e personaggi piatti e noiosi? Di solito libri del genere non ci lasciano molto se non una frustrazione di fondo, che a volte ci fa pensare “quanto sarebbe stato bello se solo…”.

Il rischio di suscitare reazioni simili nel lettorə è molto alto se si parte da un elemento di worldbuilding come il sistema magico e non si riesce a sviluppare attorno tutto il resto.

Io la vedo così: ci sono tre macro aree importanti quando si vuole scrivere un romanzo, ovvero worldbuilding, trama e personaggi; di solito la frustrazione che ho descritto sopra si trova quando questi tre elementi non sono in equilibrio, ovvero quando una o due di esse sono sacrificate in favore della terza.

Attenzione: non è sempre così. Ci sono dei romanzi validi e meravigliosi che si basano sui personaggi e che presentano un’ambientazione solo abbozzata e una trama non molto significativa. Per riuscire nell’impresa senza frustrare lə lettorə, però, bisogna avere una tecnica invidiabile ed essere l’eccezione che conferma la “regola”.

Un buon obiettivo per il nostro romanzo, quindi, può essere quello di farlo nascere con un equilibrio tra queste macro-aree, e questo si può fare solo legando tutto assieme.

Non importa da dove si parte; in questo caso stiamo partendo da un elemento di worldbuilding, ma potrebbe essere anche da un personaggio o da qualche idea di trama. La cosa importante è cominciare a farci delle domande a riguardo.

Mettiamo che mi sia venuto in mente un sistema magico interessante e che io voglia partire da lì. Mi serve quindi un personaggio che senta gli effetti (diretti o indiretti) di questa magia, e poi dovrò pensare all’azione a cui assisteremo man mano che andiamo avanti con la storia.

Passiamo all’esempio concreto, ovvero come farei io:

Il mondo di Mitol è da sempre preda di tempeste elettriche violentissime che ciclicamente si abbattono sulla terra. In qualche modo la vita è riuscita a prosperare e si è adattata a queste condizioni estreme, reagendo e trovando il modo, attraverso millenni di evoluzione, di prevedere le tempeste e riuscire a domarle in una certa quantità. Tale evoluzione si trova in un gene condiviso solamente da certi individui, che vengono venerati come divinità fin dall’infanzia e che di conseguenza detengono il potere sociale e politico.

Tutto molto bello fin qui, ma senza un personaggio che viva in questo mondo e senza una serie di azioni che porteranno il cambiamento abbiamo solo un diorama che, nonostante possa essere carino da guardare, è vuoto e sterile.

Per il personaggio abbiamo diverse scelte: può essere parte della casta di domatori delle tempeste che scopre che su Mitol si sta per abbattere un uragano elettrico che ha il potenziale di spazzare via la loro civiltà intera (questa è l’opzione forse più scontata); oppure lə nostrə protagonistə ha servito la casta per anni e, stufə di sopportare di essere trattatə come una pezza al piede, decide finalmente di ribellarsi e di sterminare i domatori; può essere qualcunə che ha trovato un modo per domare le tempeste attraverso la scienza, minacciando così lo strapotere della casta.

Queste sono solo alcune delle possibilità, e come vedi sono tutte legate al mondo e al sistema magico. La domanda qui che ho continuato a farmi mentre pensavo a questi tre esempi è: come è influenzata la società di Mitol dalle condizioni particolari di tale ambientazione? E che personaggio sarebbe interessante seguire all’interno di questo mondo? Non una panettiera, magari…o magari anche no, dipende: magari quella panettiera è una domatrice di tempeste incredibile e capendolo i suoi genitori l’hanno nascosta dalla casta per permetterle di vivere la sua vita in modo tranquillo…fino a quando succede qualcosa che rompe la sua quotidianità. Capisci cosa intendo, no?

Infine arriviamo alla trama, ovvero la una sequenza di azioni e di fatti che porteranno a un cambiamento (solo dellə nostrə protagonista, oppure di un gruppo di persone o ancora di tutta la società o tutto il mondo, siamo noi a deciderne la scala).

Ritornando alle tre possibilità che ho elencato, mettiamo che scegliamo lə scienziatə e partiamo da qui: scopre un modo per dominare le tempeste senza bisogno della casta dei domatori. Qual è la posta in gioco? Potenzialmente, la rottura di equilibri politici e sociali centenari che farebbe incazzare parecchie persone. La vita dellə nostrə scienziatə sarebbe, quindi, in pericolo. Basta anche solo questo per dare il via alla vicenda: abbiamo automaticamente la rottura della situazione “neutra” iniziale (se seguiamo le fasi del viaggio dell’eroe questa rottura sarebbe la chiamata e la situazione neutra il mondo ordinario), e abbiamo degli antagonisti (coloro che vogliono, banalmente, opporsi a tutto ciò che la scoperta dellə scienziatə rappresenterebbe).

Boom baow, that’s how you fix that: abbiamo unito worldbuilding, personaggi e trama.

COME FAR CRESCERE LE IDEE

Passiamo ora alla parte più importante della domanda, quella sull’idea. Mi ha colpito in particolare questa frase: “per una volta che ho carta bianca non mi viene in mente nulla”, che secondo me riassume molto bene questo tipo particolare di blocco. È quella resistenza che troviamo quando abbiamo infinite possibilità e restiamo così paralizzatə davanti a tale possibile abbondanza che succede esattamente il contrario, ovvero che non ci viene in mente proprio niente.

Per superare questo tipo di blocco specifico a volte basta fare qualcosa che sembra controproducente (ma non lo è), ovvero mettere dei paletti alla nostra creatività, proprio perché essa lavora al suo meglio all’interno di parametri chiusi; mettiti dei limiti e vedrai che li supererai.

Esempio concreto: ho in mente il mondo di Mitos e il suo sistema magico, ma ho zero idee su possibili personaggi e su trama; in questo caso una buona idea è appunto restringere il campo. Invece di pensare a mille cose contemporaneamente decidiamo di concentrarci solo su di una, per esempio su come il sistema magico influenza la vita di ogni giorno, partendo dal basso, dalle cose che possono sembrare banali: magari scavando ci verrà in mente questa panettiera che in realtà non è una semplice panettiera.

Ho un altro consiglio importante per te: per quanto banale possa sembrare, dai tempo e spazio a questa idea. A volte ci pensiamo senza sosta e ci scervelliamo, stressandoci, mentre stiamo facendo il contrario di ciò che ci servirebbe: lasciare che quell’idea evolva e trovi il suo posto naturalmente. Quindi datti tempo e dei modi per togliere la pressione.

A volte quando sentiamo che un’idea è “quella giusta” pensiamo che tutto il resto debba per forza essere perfetto e altrettanto “giusto”, e senza saperlo ci togliamo il piacere di sperimentare, di trovare strade che non portano a nulla senza pressione. Ma il nucleo di quell’idea resterà lì per te, disponibile, anche se esplorerai sentieri che non sono quelli che valorizzerebbero l’idea al massimo. Quindi sperimenta, percorri strade anche se poi si riveleranno un buco nell’acqua e permetti alla tua idea di crescere ed espandersi proprio grazie a questi tentativi.

Come al solito mi fa un enorme piacere sapere come ti è sembrato questo articolo e se ti è stato utile: fammi sapere la tua opinione con un commento o un messaggio su Instagram!

Spero di averti dato degli spunti interessanti, in bocca al lupo e alla prossima.

RACCONTO: GLI AMANTI

Arcani maggiori, Racconti

Tempo di lettura: 3 min 17

Questo racconto fa parte di una serie ispirata agli arcani maggiori. Ogni arcano maggiore mi ha ispirato in modo diverso, qualcuno in modo più letterale, altri per il loro significato più profondo, spaziando tra generi, stili e persone diverse. Buona lettura e non dimenticare di lasciarmi un commento per un feedback!

Immagine tratta dal progetto di Camilla Montemaggi suBehance

In un mondo dove le anime gemelle si riescono a riconoscere anche solo incrociandosi, tu sei sola. Ci sono persone con le quali dividevi un’asettica aula di scuola base che da piccole avevano già tre o quattro connessi, partner per la vita; hanno tentato di spiegartelo negli anni, spinte da un desiderio viscerale di affermazione della propria precoce supremazia o convinte di aiutarti così a capire se fosse già successo quando eri distratta.

Ti hanno detto che non è qualcosa che si può descrivere davvero, ma ci hanno provato comunque per il tuo bene: in città hai più possibilità di successo; se puoi, viaggia ed esplora il più possibile; recati nei luoghi dove la gente si ammassa, ebbra di vita e di amore; così avrai più chance. E quando succederà…te ne accorgerai. Sentirai il tuo cuore che comincia a battere in un ritmo che non è il tuo e saprai. Saprai che si è sincronizzato e connesso con un altro, o altri cuori. E girandoti attorno, come in uno di quei film prima del vaccino A03-MR contro la solitudine, sentirai il tempo che si ferma e tutto attorno a te che perde fuoco tranne le persone alle quali appartengono quei cuori. In un istante saprai che la tua vita ha finalmente acquisito un senso e un ordine naturale. 

Hai sentito questa storiella così tante volte che ormai quando qualcuno attacca a raccontartela stacchi il cervello e lasci che si sbrodolino, loro e quel club nel quale non sei mai riuscita ad entrare, loro e gli sguardi complici che si scambiano. Un tempo ti davano fastidio; non capivi perché tutti avessero qualcuno e tu stessi man mano rimanendo l’unica senza partner nella tua cerchia di conoscenze. I tuoi genitori e i loro altri connessi, preoccupati che a una certa età tu non avessi ancora stabilito un legame, ti hanno iscritta a circoli per i “senza amore”, quelli dove ti obbligano a stare in una stanza piena di gente come te che tenta di mascherare la disperazione presentandosi a più persone possibili e consumando la loro dose annuale di speranza; poi, quando hanno visto che gli incontri non funzionavano, ti hanno voluta mandare in giro per il mondo come ultima risorsa, spendendo anche denaro che non avevano.

Tu hai accettato: hai sempre amato misurare nuove strade con i tuoi passi; non hai trovato connessioni, ma hai mangiato cibi dai sapori sconosciuti e hai guarito parti di te che non pensavi fossero ferite; sei tornata a casa sola com’eri partita ma hai accolto filosofie antiche, hai osservato gente di qualsiasi etnia e cultura vivere le loro vite così uguali e diverse dalla tua; hai sfiorato le pietre di edifici millenari, hai cantato fino a farti venire il mal di gola durante concerti in stadi straripanti e sei scivolata lungo piste da sci ridendo dopo inevitabili scontri con sconosciuti dalle guance rosse; hai preso il sole nuda sulla sabbia bianca senza timore di incrociare gli sguardi delle altre persone spogliate come te dei loro indumenti e di inutili vergogne; hai cenato in alti grattacieli, tamponando il tuo rossetto con tovaglioli candidi tra una portata e l’altra; ti sei asciugata il sudore con la mano mentre facevi il tifo dalla curva per una squadra di cui non avevi mai sentito parlare prima; ti sei infiltrata in parate arcobaleno che celebrano il romanticismo senza limiti, tu che l’amore lo senti per tutto ma che sei chiamata “senza amore”; hai marciato in protesta assieme a persone come te, che rivendicavano la dignità e la felicità rivoluzionaria di una vita senza connessi.

Quando dopo anni di viaggi sei tornata dai tuoi famigliari non più una ragazza ma una donna, loro non ti hanno chiesto come quelle esperienze ti avessero arricchito e cambiata ma hanno scosso la testa nella loro limitatezza, delusi da qualcosa che credevano fosse una mancanza. Non ti sei lasciata influenzare: avevi già capito che non sanno e non possono comprendere; così, quando continueranno a sbrodolarsi tentando di aggiustare qualcosa che non è mai stato rotto, tu terrai stretto ciò che hai imparato e continuerai, rigettando il bisogno di giustificarti, a vivere la tua vita come una “senza amore” che ama con intensità.

Consigli per dividere la fase di bozza da quella di revisione

Consigli, Q&A, Scrittura

Tempo di lettura: 6 min 25

Dopo aver pubblicato l’articolo precedente a questo (quello sulla necessità di separare fase di bozza e di revisione) diverse persone mi hanno scritto su Instagram dicendomi che anche loro usavano quel “metodo” con scarsi risultati. Non sono mancate richieste di consigli per superare lo scoglio iniziale e riuscire ad abbandonare questa abitudine dannosa. In particolare mi ha colpito la richiesta di Agata, che riporto qui con il suo permesso:

Ho letto il tuo articolo (mi è piaciuto molto, è interessante), ma spesso mi sento costretta a rileggere perché ho paura di scrivere controsensi e il mio perfezionismo non mi consente di “chiudere un occhio” aspettando la fase di revisione…hai consigli per me? -Agata @lespinediagata

Ho voluto scrivere un articolo qui sul blog perché sono convinta che le dritte che sto per condividere, e che ho testato su me stessa, possano davvero essere di beneficio ad altre persone per superare il metodo del “leggi-e-correggi” (ti piace? Ho coniato il termine proprio ora).

I consigli che posso dare sono di due categorie: la prima contiene dritte facili e veloci da applicare; nella seconda categoria, invece, tocchiamo argomenti più profondi e andiamo alla radice di tale abitudine.

CATEGORIA 1

Ho trovato efficace tenere un quadernetto apposito per segnare eventuali errori, incongruenze e modifiche dei quali mi accorgo man mano che vado avanti con la bozza; mi segno la pagina e la correzione che voglio fare e vado avanti a scrivere un po’ più tranquilla.

Attenzione: rileggere non è una cosa da evitare di per sé!

A volte può essere necessario se magari non riusciamo a scrivere ogni giorno o se, come me, hai la memoria di un criceto: si rileggono alcune delle frasi o righe precedenti per riprendere il filo. Il comportamento da correggere è, piuttosto, la percepita necessità di dover modificare tutto subito; rileggere senza farlo richiederà, specialmente all’inizio, una grande forza di volontà; per questo motivo può essere una buona idea premiarsi in qualche modo. Sto per fare un esempio che forse potrà sembrare irrilevante, ma reggimi il gioco: prometto che ne varrà la pena.

Quando il mio compagno e io abbiamo preso Zelda, la nostra golden retriever, eravamo d’accordo di iniziare a educarla fin da piccolissima: seduta, terra, eccetera. Beh, abbiamo capito subito quanto lei sia motivata dal cibo: farebbe di tutto per un croccantino o per un pezzetto di frutta. Per insegnarle i comandi abbiamo quindi sfruttato questo suo “punto debole”: quando eseguiva il comando le davamo un premietto, che doveva dare un’immediata sensazione di piacere; per capirci, una ciotola piena di pezzetti d’anguria, per quanto gustosi, non poteva andare bene visto che avrebbe dovuto impiegare un po’ di tempo a mangiarla, mentre un biscottino piccolo masticabile in qualche secondo sì. Quello che stavamo facendo era condizionarla ad associare il piacere al comando imparato.

Forse avrai capito cosa sto cercando di dire: questa tecnica funziona anche per noi esseri umani, e se sfruttata nelle modalità esatte che ho elencato (premio che dà piacere e che può essere consumato in poco tempo, subito appena dopo aver fatto l’azione desiderata) può essere uno strumento efficace per darsi un’ulteriore spinta nella giusta direzione. Non dev’essere cibo per forza, eh! La natura del premio sta a te, basta che abbia le caratteristiche necessarie per motivarti e condizionarti ad associare la rilettura senza modifiche a qualcosa che porta piacere, qualcosa di “buono” da continuare a fare.

Un’altra cosa che può aiutare è tenere un quaderno (sì, sto nutrendo la tua ossessione per la cartoleria e non me ne pento nemmeno un pochino) con le informazioni che vengono fuori man mano che scrivi, in modo da poterle consultare in ogni momento; questa è una dritta che vale per chiunque, che tu sia unə plotter selvaggiə come me che adoro organizzare tutto in scalette e grafici o che tu sia unə pantzer e quindi preferisca seguire l’istinto.

Tenere conto di nomi, luoghi, informazioni e dettagli utili a parte, in modo che siano accessibili in modo facile e veloce, ti risparmia la preoccupazione di aver dimenticato qualcosa o di non essere coerente con la storia e i personaggi, e alla lunga può anche aiutare a eliminare la tentazione di ricadere in vecchie abitudini.

CATEGORIA 2

Per quanto possano essere utili i consigli precedenti credo davvero che la cosa migliore sia sempre andare al cuore delle cose, per capirne le radici e riuscire quindi a estirparle in modo davvero efficace. Per farlo, però, bisogna scavare a fondo, e non sempre è facile o fattibile per diversi motivi.

In ogni caso siamo tuttə d’accordo, credo, che la percepita necessità di dover correggere e modificare man mano che si trovano gli errori sia un prodotto del perfezionismo.

Quindi cosa spinge così tantə scrittorə, te compresə, a cadere nella trappola del leggi-e-correggi invece di andare avanti? E da dove viene la convinzione che dobbiamo essere perfettə per poter scrivere?

Vediamo alcuni esempi:

  1. è possibile che parte del nostro perfezionismo derivi da un sentimento di inferiorità (“Non sono unə scrittorə! Non sono degnə di chiamarmi in questo modo perché lə scrittorə verə sono divinità irraggiungibili e io non potrò mai essere al loro livello!”);
  2. magari, invece, scrivere per noi è sempre stato un sogno e quindi ogni parola la vediamo come essenziale per il nostro successo (“Oh no, ho messo una virgola invece che un punto, e in quella frase mi è persino scappato un avverbio! La mia carriera è finita prima ancora di cominciare!”);
  3. forse in fondo in fondo non crediamo di essere capaci di scrivere qualcosa di buono e abbiamo quindi paura del giudizio altrui (“Scrivo solo cagate pazzesche che di sicuro nessunə vorrà mai leggere!”).
  4. Oppure la motivazione profonda del nostro perfezionismo si trova altrove.

La cosa importante, qui, è riconoscere il nucleo, l’essenza più pura e decostruirla, e trovare le contromisure adatte, che possono variare da persona a persona.

La contromisura che preferisco, qualsiasi sia la sorgente dalla quale sgorgano le mie insicurezze, è personificare il nucleo del mio perfezionismo nella più petulante persona alla quale riesco a pensare, ascoltarla dire ciò di cui ho più paura e poi…farle il verso. Sì, hai letto bene.

“Non sei e non sarai mai degna di chiamarti scrittrice”, dice con la voce più fastidiosa al mondo, e io tiro fuori la lingua e ripeto: “nOn SeI e nOn sARaI mAi DEgnA di CHiaMarTi SCritTriCe”. Magari le faccio anche uno specchio riflesso faccia da cesso, che non guasta mai.

Sì, hai l’autorizzazione a immaginarmi mentre lo faccio e sì, puoi anche usare la tua fantasia per vedere questa frase citata nel titolo di un articolo di giornale a caratteri cubitali: “‘Faccio il verso e dico che è una faccia da cesso alla mia insicurezza’, dice Giulia Peruzzi, 33 anni”. Io nel frattempo rido, perché sarebbe un articolo fantastico.

Per quanto infantile o ridicolo possa sembrare, comunque, questa tecnica ha fondamenta solide: ridicolizzando frasi simili ne ridicolizziamo anche il significato, sminuendolo, e ci permettiamo di liberarci dal loro giogo. Se ci provi la prossima volta non esitare a dirmelo- mi fa sempre piacere sapere di non essere la sola a fare facce strane per combattere il perfezionismo!

Se non è il tuo stile, invece, prova questo: chiudi gli occhi, fai un grosso respiro e prova a immaginare il tuo perfezionismo personificato, magari in una persona che disprezzi; quando avrai la sua figura chiara in tutti i dettagli puoi cominciare a rimpicciolirla sempre di più e a togliere saturazione in modo che diventi in bianco e nero. Come ti fa sentire vederla così lontana, tanto quasi da non riuscirla a vedere, e come se fosse uscita da un film anni ‘20? Ti sembra che il suo potere su di te possa essere lo stesso di prima? Questo esercizio è ripetibile quante volte vuoi ed è semplicissimo; magari puoi pensare di svolgerlo poco prima di metterti alla tastiera.

Che tu metta in atto anche solo uno di questi consigli o tutti, spero ti siano stati d’aiuto. Fammelo sapere nei commenti o con un dm su Instagram e ricordati di iscriverti al blog per ricevere altri post come questo direttamente nella tua casella di posta elettronica: trovi come fare nella home.

Infine ricorda: lotta contro al perfezionismo e dì NO al leggi-e-correggi! (Se l’hai letto come se fosse una pubblicità cringe contro la droga siamo automaticamente amicə.)

Alla prossima!

Perché è fondamentale dividere le fasi di bozza e di editing?

Consigli, Scrittura

Tempo di lettura: 3 minuti 35

Se potessi ritornare indietro nel tempo e dare dei consigli di scrittura alla me stessa di dieci o quindici anni fa, uno dei più importanti sarebbe quello di dividere la fase di bozza da quelle di riscrittura, revisione ed editing: è una delle cose che ho imparato con l’esperienza, che vorrei gridare dai tetti e che ha drasticamente cambiato il modo con cui mi avvicino alla tastiera.

“Beh, mi pare scontato dividere le fasi”, dirai tu, ma non lo è affatto. Non hai idea di quanti scrittorə e aspirantə commettono ancora quello che ormai considero un errore: editare in fase di bozza. Dai, sai benissimo a cosa mi riferisco; chi non ha avuto la tentazione, al momento di mettersi a scrivere, di leggere qualche riga o paragrafo indietro e cambiare quella virgola, aggiustare un refuso o modificare frasi intere?

Se ti stai chiedendo cosa ci sia di male, ti prego di pensarci bene: spesso il tempo a nostra disposizione per scrivere è minimo, ritagliato tra impegni familiari, di lavoro o di studio; se usiamo anche quel poco tempo per ritornare indietro invece che andare avanti…beh, capirai dove sto andando a parare.

Uno dei “detti” che preferisco sul mondo della scrittura è questo, parafrasato: puoi sempre modificare e perfezionare qualcosa che hai scritto in precedenza, ma se non scrivi nulla di nuovo non solo non ci sarà nulla da perfezionare, ma non andrai mai avanti.

Come ti accennavo prima io stessa lavoravo così, ritornando a cesellare un testo che mai avrei finito, e ti confesso che mentre usavo questo “metodo” non ho mai combinato nulla. 

Nel momento in cui mi sono concessa di ignorare i refusi e la punteggiatura da migliorare, insomma quando mi sono concessa di non essere sempre dannatamente perfetta…ecco, è allora che ho iniziato a volare: come mi sono resa conto in seguito, l’idea di non poter lasciare qualche errore nella bozza era un’ancora pesantissima che mi teneva a terra. È per questo motivo che ritengo questo “metodo” controproducente: sono una forte sostenitrice dell’idea che non ci sia un solo modo giusto per scrivere un romanzo, ma ti posso dire che uno sbagliato c’è, ed è quello di cui ti ho appena raccontato.

So che “sbagliato” è un aggettivo pesante, e non l’ho usato a sproposito. Come ti ha fatto sentire leggendolo? Hai provato fastidio o disagio? Hai avuto la tentazione di scrivere un commento con parole altrettanto forti in risposta? Se sì vorrei rassicurarti: ciò che stai provando è legittimo; anzi, ti dirò di più: avrei provato le stesse identiche sensazioni anni fa, e il motivo era ovviamente che mi sarei sentita punta nel vivo.

Avrei di sicuro pensato qualcosa tipo “ma come si permette questa di dirmi che sto sbagliando? Chi si crede di essere?” e probabilmente avrei avuto ragione; in fondo non sono nessuno se non una persona che ha continuato per anni su quella strada e che fintanto che l’ha percorsa non ha combinato nulla, ma che ha imparato dai suoi errori e, in virtù di questa nuova consapevolezza, ha deciso di spargere la voce per tendere una mano verso chiunque sia nella stessa situazione nella quale si trovava.

Ti invito quindi a farti alcune domande: che cosa esattamente di questo articolo, o dell’uso di certi aggettivi, mi ha infastidito di più? E perché? Da dove viene quel fastidio? Come posso porvi rimedio in modi che mi siano utili per evolvere come scrittorə?

Vorrei concludere con una riflessione che, per quanto potrebbe sembrare banale, è importante da tenere sempre a mente: nessuno dei libri che hai in libreria è nato nella sua forma finale, ovvero quella che puoi leggere sfogliando le sue pagine. NESSUNO. E questo è perché nessunə scrittorə è infallibile, e di conseguenza nessuna prima bozza lo è. No, nemmeno quella de “Il racconto dell’ancella” o di “It”.

Quindi, se persino nelle bozze di Atwood e King si trovano errori e imperfezioni, direi che puoi permetterti di lasciarli nella tua, per poi correggerli in un secondo momento quando farai la revisione e l’editing.

Direi che potremmo anche formare un sindacato per la difesa delle imperfezioni, che ne dici? Perché, ricordatelo, dopo che hai finito di abbozzare il tuo romanzo ci sarà tutto il tempo del mondo per modificare qualsiasi minuzia desidererai; ma quella è una storia per un altro giorno. Nel frattempo alziamo le penne o le tastiere e terminiamo la bozza del nostro romanzo! Senza ritornare indietro, s’intende.