I corpi grassi nei libri- parte 3

Consigli, Inclusività, Scrittura

E siamo al terzo e ultimo articolo sull’argomento! Se non hai ancora letto i precedenti consiglio caldamente di farlo: trovi la prima parte qui e la seconda qui.

L’articolo di oggi vuole raccogliere per te diverse risorse che possono aiutarti a scrivere (migliori) personagg* grass* nei tuoi libri.

Premetto una cosa importante, ovvero che questa lista è solo un punto di partenza, e vorrei esortarti a cercare anche altre risorse per conto tuo. La ricerca non è mai troppa se si vuole fare una rappresentazione corretta e giusta!

Ultima nota, prima di iniziare, è che in Italia/in italiano le risorse sul tema scarseggiano molto. Ho cercato di includere testi in italiano dove possibile (spoiler: sono pochi), ma sappi che se hai la possibilità di leggere in inglese il materiale disponibile aumenta esponenzialmente.

Manuali

Puoi acquistarlo in libreria o qui.

Belle di faccia è un manuale nato dall’esperienza di Meloni e Mibelli che hanno cominciato a parlare di grassofobia sui social (e ancora lo fanno: consiglio anche di seguire il loro profilo instagram). Consigliatissimo come prima lettura e per avvicinarsi all’argomento.

Lo trovi qui.

Altra lettura indicata per iniziare è Things no one will tell fat girls di Jes Baker (che trovi anche su Storytel letto dall’autrice). Baker è una pioniera dell’attivismo grasso e il libro è perfetto anche per chi è alle prime armi.

Acquistalo qui.

Con Grass* di Manici saliamo leggermente di livello nonostante sia scritto in modo molto chiaro e lineare. Ho trovato questo agilissimo manualetto davvero mindblowing e lo consiglio assolutamente come lettura dopo uno dei manuali “base”.

Video

Questa conversazione di circa mezz’ora con Marianne Kirby, scrittrice grassa, è una sorta di introduzione/preview alla masterclass sulla scrittura di personagg* grass* che Kirby stessa ha tenuto per il sito Writing the Other, che consiglio assolutamente di consultare perché le loro risorse e i loro webinar sulla scrittura inclusiva sono incredibili. Trovi la masterclass di Kirby, che dura due ore e costa 55$, qui.

In questo video trovi un’analisi dei cliché più usati nel cinema quando si tratta di personagge grasse, partendo dal funny fat girl e allargando lo sguardo agli altri tipi di cliché che si possono trovare. Anche se si riferisce al cinema in particolare può essere una visione interessante per evitare di perpetuare cliché simili nella scrittura.

Consiglio caldamente la visione di questo video (prepara gli snack, è un’ora e 17 minuti) in cui viene affrontato l’argomento della grassofobia, spiegando anche come abbia radici nel razzismo e nella supremazia bianca, cosa che dobbiamo sempre tenere a mente.

Similarmente anche questo video (altrettanto lungo) parla di grassofobia e razzismo, con una deriva sul mondo dei fumetti e dei supereroi.

Articoli

Non ho trovato articoli in italiano che fossero specifici sulla scrittura di personagg* grass*, purtroppo, quindi come per i video saranno tutti in inglese.

Questo articolo fa una lista agile di “dos and don’ts” quando si scrivono personagg* grass*.

Anche qui trovi una lista spicciola di cose da fare e da non fare.

Questo post, di una scrittrice e lettrice grassa, parla soprattutto di libri young adult con personagg* grass* partendo dal suo punto di vista.

Trovo questo articolo, pubblicato da una scrittrice grassa specificatamente per scrittor* magr* che vogliano scrivere storie con personagg* grass*, particolarmente ben fatto. Facciamo che se sei magr* è una lettura obbligata. Alla fine dell’articolo trovi anche tre articoli linkati.

Infine questo articolo risponde alla fatidica domanda: “come descrivere personagg* grass* in modo rispettoso?”

Grazie di aver letto ❤

Spero che questa lista ti sia stata utile. Ricorda: non fermarti qui! La ricerca non è mai abbastanza se vogliamo inserire delle rappresentazioni adeguate nei nostri romanzi, e come ultimo consiglio di do quello di far visionare il tuo libro da un* sensitivity reader grass*.

Non dimenticarti di scrivermi un commento qui sotto se hai qualcosa da aggiungere al tema trattato oggi.

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I corpi grassi nei libri- parte 2

Consigli, Inclusività, Scrittura

La volta scorsa ti ho parlato di quella volta in cui, attraverso al mio profilo Instagram, ho chiesto alle persone che mi seguono di che cosa sentono di avere più bisogno quando si parla di rappresentazione grassa (in particolare, nei libri). Una risposta per domarle tutte (semicit.) è, molto semplicemente: avere più rappresentazione grassa nei libri, punto, perché al momento il panorama è davvero desolante, soprattutto se si considerano solo libri in italiano, ma anche putroppo in inglese. È come se…è come se il mondo non volesse vedere corpi grassi, come se fossero discriminati. Che strano, vero? (/sarcasmo)

Visto che questa serie di articoli è nata soprattutto per chi scrive, per dare una spintarella in modo che creare personagg* grass* rappresentat* in modo corretto sia sempre meno un sogno e sempre più realtà, parliamo di scrittura e consideriamo oggi questa domanda:

“Ma se voglio fare una rappresentazione corretta devo evitare a tutti i costi di inserire discriminazione grassofobica nelle mie storie?”

Per rispondere in modo completo dobbiamo prima fare un salto indietro e ragionare un po’. Come in tanti casi quando si parla di discriminazioni che le persone subiscono nel mondo reale, è necessario per prima cosa fare un esame del proprio privilegio e delle proprie ragioni per trattare tale discriminazione, perché una rappresentazione corretta e non offensiva può solo venire da un luogo in cui l’apertura, l’empatia e l’onestà sono chiare ed esplorate. Quindi come prima cosa devi chiederti:

Se sei una persona magra che non è mai stata vittima di grassofobia, perché vuoi inserirla nella tua storia?

Do per scontato in questa sede che tu abbia, prima di tutto, fatto i compiti per casa, ovvero che ti sia informat* attraverso diverse fonti su cosa significhi essere una persona grassa in un mondo che ti rifiuta, che tu abbia chiari i significati di diet culture, di grassofobia, di immagine corporea, di body positivity e body neutrality, che tu abbia studiato qualche testo scritto da attivist* sull’argomento, che tu segua qualche attivista grass*, che tu sappia riconoscere la grassofobia in tutte le sue forme: questo è il lavoro di base.

Poi viene la fase di self-reflecting in cui ti poni domande importanti come quella che dà il titolo a questa sezione. Che cosa esattamente ti spinge a voler parlare di questo argomento? È, per esempio, qualcosa che vuoi esplorare perché vuoi dare visibilità a una categoria che non ne ha? È perché in questo modo intendi combattere la tua grassofobia interiorizzata? Perché vuoi essere alleat* alla comunità grassa? Ma soprattutto, sei pront* ad affrontare eventuali conflitti interni e realizzazioni su di te e sul tuo privilegio?

Tutto questo lavoro e queste domande valgono doppiamente se sei una persona magra, ma non sono da escludere nemmeno se sei una persona grassa: non è detto che, anche se sei grass*, che tu non abbia grassofobia interiorizzata, o che tu abbia dimestichezza con il mondo della fat liberation anche se hai ovviamente esperienze dirette di discriminazione legata al tuo corpo. Nasciamo tutt* in una società grassofobica, e abbiamo diverse cose da disimparare anche quando siamo noi stess* colpiti da questo tipo di discriminazione: ci sono passata personalmente e posso attestare che è esattamente così, e non è colpa del singolo individuo.

Inserire discriminazione nella tua storia è davvero necessario?

Così come se scrivi di personaggi queer/lgbtqia+ non è necessario inserire l’omolesbobitransafobia e la queerfobia, se scrivi di personaggi grassi non è necessario inserire discriminazioni basate sulla grassofobia.

“Ma Giulia, una persona grassa fa necessariamente esperienza di grassofobia nella sua vita”, potrebbe essere il tuo controargomento.

Beh, sì, è vero: non credo che esista persona grassa che sia cresciuta e/o vissuta nei paesi occidentali che non abbia nel suo arsenale almeno una storia dell’orrore legata alla discriminazione sul suo corpo. Però, e questo è un bel però, anche se il nostro mondo è ben lontano dall’essere grassofobia-free, non è detto che chi leggerà il tuo libro abbia voglia di essere mess* davanti a questa cosa.

A volte leggiamo per evadere, ma al tempo stesso è bello vedersi rappresentat* sulla carta e sapere che possiamo essere l* protagonist* di quella (e di altre) storie, you know?

Questo ovviamente dipende da storia a storia, e da romanzo a romanzo. Non sto dicendo che devi per forza eliminare la grassofobia dal tuo libro: anzi, inserirla in modo corretto può essere catartico, un modo per denunciare quanto ancora abbiamo da fare per avere una società equa e giusta per tutt*; può essere un momento di solidarietà con chi ti leggerà (“Vedi? Anche la protagonista soffre per questa cosa, non sei sol*”). Insomma, ci sono sicuramente dei lati positivi.

Quello che ti sto chiedendo è, per ritornare al titolo di questa sezione: è necessario inserirla nella tua storia, al netto di tutto? Se sì, bene, vai pure, e assicurati di rendere giustizia a chi la grassofobia la deve portare sul groppone ogni giorno nella vita reale. Se no, invece, sappi che va bene eliminarla del tutto o quasi; sappi che le storie senza discriminazione hanno il loro perché.

Entrambe le strade sono percorribili, insomma, e la chiave è scegliere con consapevolezza quale percorrere.

E questo è quanto per oggi. Grazie di aver letto, ci vediamo nel terzo post della serie “I corpi grassi nei libri” con una serie di risorse dalle quali partire per assicurarti di fare una rappresentazione corretta dei corpi grassi e per confrontarti con la grassofobia. A presto!

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I corpi grassi nei libri- parte 1

Consigli, Inclusività, Scrittura

Qualche tempo fa ho pubblicato nelle mie stories di Instagram una riflessione su come ci sia una grande rarità di rappresentazione di corpi grassi nei libri. Ragionavo che è qualcosa di cui mi lamento spesso, ma che pur essendo una scrittrice non avevo mai considerato prima di quel momento che posso essere io il cambiamento, che posso fare la mia parte affinché ci sia più rappresentazione in un modo molto semplice: inserire personagg* grass* nelle mie storie.

Semplice, no? Hai inventato l’acqua calda, mi dirai.

Eppure prima di quel momento sono sincera se dico che la cosa non mi era nemmeno passata per la testa. Era come se non fosse per me nemmeno un’opzione. E nel momento in cui mi sono resa conto di questi ragionamenti che abitavano tra le righe dei miei pensieri, ho reagito con fastidio:

“Ma come”, mi sono detta. “Proprio io che sono grassa e mi lamento costantemente della scarsità di protagonist* grass* non ho mai nemmeno creduto che fosse possibile scriverne? La cosa non ha nessun senso.”

Ed è per questo, perché non ha nessun senso eppure è proprio così, che ho deciso di scrivere questa serie di post, in cui il fil rouge è appunto la rappresentazione dei corpi grassi in letteratura.

In questo primo post vorrei condividere le risposte che ho ricevuto alla box domande che ho messo nelle stories di instagram quando ho reso pubblico questa mia riflessione. Queste risposte sono, secondo me, un ottimo punto di partenza che può aiutare chi scrive, e vuole scrivere di corpi grassi, a capire di che cosa ha bisogno il pubblico, che cosa vorrebbe vedere e cosa no.

Ecco quindi cosa hanno risposto alle persone quando ho chiesto di continuare questa frase: “abbiamo bisogno di rappresentazione grassa, di leggere di persone grasse che”:

-intraprendano una quest epica;

-fluttuino nello spazio;

-combattano contro il male;

-salvino il culo a tutt*;

-guidino la ribellione contro i poteri forti;

-abbiano un ruolo importante;

-siano leader;

-non siano la solita spalla comica della protagonista e non siano il personaggio comico;

-non siano simpatiche, non facciano ridere, siano stronze;

-falliscano (e va bene così);

-si ficchino nei guai;

-non siano brave solo a cucinare;

-amino il cibo: dire di volere una fetta di torta non deve essere tabù;

-non siano definite unicamente dal loro essere grasse o in base al loro peso;

-non siano discriminate in base al loro peso;

-siano delle fortissime donne in carriera che amano ciò che fanno;

-non siano materne;

-siano personagg* fort*;

-siano in salute;

-non siano l’unica persona grassa del gruppo;

-siano desiderate e desiderino;

-siano oggetto di desiderio romantico e non perché belle dentro, abbiano successo in ambito sentimentale;

-abbiano relazioni di vario tipo e abbiano rapporti soddisfacenti, non per forza romantici;

-scopino un sacco;

-non si scusino d’esistere;

-non si sentano meno belle o brave;

-siano alla moda;

-facciano sport;

-abbiano successi sportivi;

-non siano sportive e atletiche e comunque vadano bene così come sono;

-non si facciano complessi per il peso;

-vivano la loro vita con gioia;

-siano serene;

-non abbiano bisogno di un’altra persona per sentirsi belle;

-possano vivere la loro vita in libertà;

-vivano la propria vita e stiano bene con se stesse, siano a proprio agio nel loro corpo;

-il loro corpo grasso sia descritto con aggettivi positivi.

E questo è quanto per oggi. Grazie di aver letto, ci vediamo nel secondo post della serie “I corpi grassi nei libri” con un mio ragionamento sulla rappresentazione della discriminazione dei corpi grassi nei libri: è mai ok? La risposta, come direbbero i peggiori titoli di articoli clickbait, ti sorprenderà. A presto!

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