Tu chiedi, Giulia Risponde: episodio 1

Consigli, Q&A, Scrittura

Tempo di lettura: 7 minuti 69

Tu chiedi, Giulia risponde è la nuova rubrica di “posta della mente” per scrittorə in cerca di consigli empatici, onesti e collaudati.

Immagine di Joey Guidone, parte del progetto Being a Writer su Behance

Oggi inauguriamo una nuova rubrica qui sul blog: “Tu chiedi, Giulia risponde”.

Come forse sai una delle cose in cui credo è la solidarietà e la vicinanza tra noi che scriviamo e che abbiamo grandi sogni; a volte vedo molta competizione tossica nel nostro ambiente, una piaga che possiamo debellare supportandoci a vicenda e condividendo le nostre conoscenze con generosità.

Non fraintendermi, anch’io un tempo conservavo gelosamente ciò che avevo imparato; pensavo: “mi sono fatta il culo per studiare questo manuale/seguire questo corso/capire questa cosa da sola, perché dovrei regalare ciò che ho imparato così, senza nulla in cambio?”

Ecco, lascia che me lo dica da sola: avevo una mentalità povera e arida. Non avevo ancora compreso che sì, molte cose si possono apprendere da sola, ma la possibilità di confrontarsi con altre persone che sono nella nostra stessa situazione ci arricchisce in modi che non potremmo mai immaginare in solitudine.

Non avevo ancora compreso che, anche se passo quella conoscenza a un’altra persona, essa non mi viene magicamente estratta; anzi, la soddisfazione e la gioia di aver condiviso qualcosa di così prezioso è immensa. Non avevo ancora capito che questa non è una gara nella quale sono avvantaggiata se nascondo informazioni vitali, tenendole solo per me.

Una mentalità simile mi danneggiava invece che aiutarmi, l’ho capito man mano che provavo con timidezza ad aprire la mia porta a un modo nuovo di vivere la scrittura: un modo comunicativo in cui la generosità e l’empatia fanno da sovrane. Perché, ricordatelo, siamo tuttə solo delle persone che vivono nella loro fantasia e che trascrivono le immagini che si affollano nelle loro menti davanti a una tastiera. Se c’è una lotta, è con noi stessə: ci mettiamo alla prova ogni volta che ci troviamo davanti a una pagina bianca. E avere un po’ di sostegno da persone che quella lotta la conoscono bene non può che essere positivo.

Ora, senza indugi, passiamo alla domanda che apre questa nuova rubrica!

Ciao Giulia, grazie per i tuoi consigli! In questi giorni ho avuto molte idee per pensare all’organizzazione di un mondo magico e ne sono davvero emozionata, il problema è che non riesco ad adattarlo a una trama. Insomma, per una volta che ho carta bianca non mi viene in mente nulla, e quelle poche cose che mi vengono in mente sembrano mal funzionanti. Hai qualche dritta per superare questa sorta di blocco? Non mi era mai capitato prima, è come avere tra le mani qualcosa di bello senza sapere che farne. -Michela @16micb

Innanzitutto grazie di questa domanda, Michela, perché mi dà l’occasione di parlare di due temi importanti:

  1. L’importanza di unire worldbuilding a trama e personaggi
  2. Come far crescere le idee

UNIRE WORLDBUILDING A TRAMA E PERSONAGGI

Ti è mai capitato di leggere un libro ambientato in un mondo favoloso, dettagliato e credibile al punto da volerci vivere (o, almeno, poterlo visitare)…ma al tempo stesso trovare una trama banale o poco appassionante e personaggi piatti e noiosi? Di solito libri del genere non ci lasciano molto se non una frustrazione di fondo, che a volte ci fa pensare “quanto sarebbe stato bello se solo…”.

Il rischio di suscitare reazioni simili nel lettorə è molto alto se si parte da un elemento di worldbuilding come il sistema magico e non si riesce a sviluppare attorno tutto il resto.

Io la vedo così: ci sono tre macro aree importanti quando si vuole scrivere un romanzo, ovvero worldbuilding, trama e personaggi; di solito la frustrazione che ho descritto sopra si trova quando questi tre elementi non sono in equilibrio, ovvero quando una o due di esse sono sacrificate in favore della terza.

Attenzione: non è sempre così. Ci sono dei romanzi validi e meravigliosi che si basano sui personaggi e che presentano un’ambientazione solo abbozzata e una trama non molto significativa. Per riuscire nell’impresa senza frustrare lə lettorə, però, bisogna avere una tecnica invidiabile ed essere l’eccezione che conferma la “regola”.

Un buon obiettivo per il nostro romanzo, quindi, può essere quello di farlo nascere con un equilibrio tra queste macro-aree, e questo si può fare solo legando tutto assieme.

Non importa da dove si parte; in questo caso stiamo partendo da un elemento di worldbuilding, ma potrebbe essere anche da un personaggio o da qualche idea di trama. La cosa importante è cominciare a farci delle domande a riguardo.

Mettiamo che mi sia venuto in mente un sistema magico interessante e che io voglia partire da lì. Mi serve quindi un personaggio che senta gli effetti (diretti o indiretti) di questa magia, e poi dovrò pensare all’azione a cui assisteremo man mano che andiamo avanti con la storia.

Passiamo all’esempio concreto, ovvero come farei io:

Il mondo di Mitol è da sempre preda di tempeste elettriche violentissime che ciclicamente si abbattono sulla terra. In qualche modo la vita è riuscita a prosperare e si è adattata a queste condizioni estreme, reagendo e trovando il modo, attraverso millenni di evoluzione, di prevedere le tempeste e riuscire a domarle in una certa quantità. Tale evoluzione si trova in un gene condiviso solamente da certi individui, che vengono venerati come divinità fin dall’infanzia e che di conseguenza detengono il potere sociale e politico.

Tutto molto bello fin qui, ma senza un personaggio che viva in questo mondo e senza una serie di azioni che porteranno il cambiamento abbiamo solo un diorama che, nonostante possa essere carino da guardare, è vuoto e sterile.

Per il personaggio abbiamo diverse scelte: può essere parte della casta di domatori delle tempeste che scopre che su Mitol si sta per abbattere un uragano elettrico che ha il potenziale di spazzare via la loro civiltà intera (questa è l’opzione forse più scontata); oppure lə nostrə protagonistə ha servito la casta per anni e, stufə di sopportare di essere trattatə come una pezza al piede, decide finalmente di ribellarsi e di sterminare i domatori; può essere qualcunə che ha trovato un modo per domare le tempeste attraverso la scienza, minacciando così lo strapotere della casta.

Queste sono solo alcune delle possibilità, e come vedi sono tutte legate al mondo e al sistema magico. La domanda qui che ho continuato a farmi mentre pensavo a questi tre esempi è: come è influenzata la società di Mitol dalle condizioni particolari di tale ambientazione? E che personaggio sarebbe interessante seguire all’interno di questo mondo? Non una panettiera, magari…o magari anche no, dipende: magari quella panettiera è una domatrice di tempeste incredibile e capendolo i suoi genitori l’hanno nascosta dalla casta per permetterle di vivere la sua vita in modo tranquillo…fino a quando succede qualcosa che rompe la sua quotidianità. Capisci cosa intendo, no?

Infine arriviamo alla trama, ovvero la una sequenza di azioni e di fatti che porteranno a un cambiamento (solo dellə nostrə protagonista, oppure di un gruppo di persone o ancora di tutta la società o tutto il mondo, siamo noi a deciderne la scala).

Ritornando alle tre possibilità che ho elencato, mettiamo che scegliamo lə scienziatə e partiamo da qui: scopre un modo per dominare le tempeste senza bisogno della casta dei domatori. Qual è la posta in gioco? Potenzialmente, la rottura di equilibri politici e sociali centenari che farebbe incazzare parecchie persone. La vita dellə nostrə scienziatə sarebbe, quindi, in pericolo. Basta anche solo questo per dare il via alla vicenda: abbiamo automaticamente la rottura della situazione “neutra” iniziale (se seguiamo le fasi del viaggio dell’eroe questa rottura sarebbe la chiamata e la situazione neutra il mondo ordinario), e abbiamo degli antagonisti (coloro che vogliono, banalmente, opporsi a tutto ciò che la scoperta dellə scienziatə rappresenterebbe).

Boom baow, that’s how you fix that: abbiamo unito worldbuilding, personaggi e trama.

COME FAR CRESCERE LE IDEE

Passiamo ora alla parte più importante della domanda, quella sull’idea. Mi ha colpito in particolare questa frase: “per una volta che ho carta bianca non mi viene in mente nulla”, che secondo me riassume molto bene questo tipo particolare di blocco. È quella resistenza che troviamo quando abbiamo infinite possibilità e restiamo così paralizzatə davanti a tale possibile abbondanza che succede esattamente il contrario, ovvero che non ci viene in mente proprio niente.

Per superare questo tipo di blocco specifico a volte basta fare qualcosa che sembra controproducente (ma non lo è), ovvero mettere dei paletti alla nostra creatività, proprio perché essa lavora al suo meglio all’interno di parametri chiusi; mettiti dei limiti e vedrai che li supererai.

Esempio concreto: ho in mente il mondo di Mitos e il suo sistema magico, ma ho zero idee su possibili personaggi e su trama; in questo caso una buona idea è appunto restringere il campo. Invece di pensare a mille cose contemporaneamente decidiamo di concentrarci solo su di una, per esempio su come il sistema magico influenza la vita di ogni giorno, partendo dal basso, dalle cose che possono sembrare banali: magari scavando ci verrà in mente questa panettiera che in realtà non è una semplice panettiera.

Ho un altro consiglio importante per te: per quanto banale possa sembrare, dai tempo e spazio a questa idea. A volte ci pensiamo senza sosta e ci scervelliamo, stressandoci, mentre stiamo facendo il contrario di ciò che ci servirebbe: lasciare che quell’idea evolva e trovi il suo posto naturalmente. Quindi datti tempo e dei modi per togliere la pressione.

A volte quando sentiamo che un’idea è “quella giusta” pensiamo che tutto il resto debba per forza essere perfetto e altrettanto “giusto”, e senza saperlo ci togliamo il piacere di sperimentare, di trovare strade che non portano a nulla senza pressione. Ma il nucleo di quell’idea resterà lì per te, disponibile, anche se esplorerai sentieri che non sono quelli che valorizzerebbero l’idea al massimo. Quindi sperimenta, percorri strade anche se poi si riveleranno un buco nell’acqua e permetti alla tua idea di crescere ed espandersi proprio grazie a questi tentativi.

Come al solito mi fa un enorme piacere sapere come ti è sembrato questo articolo e se ti è stato utile: fammi sapere la tua opinione con un commento o un messaggio su Instagram!

Spero di averti dato degli spunti interessanti, in bocca al lupo e alla prossima.

Consigli per dividere la fase di bozza da quella di revisione

Consigli, Q&A, Scrittura

Tempo di lettura: 6 min 25

Dopo aver pubblicato l’articolo precedente a questo (quello sulla necessità di separare fase di bozza e di revisione) diverse persone mi hanno scritto su Instagram dicendomi che anche loro usavano quel “metodo” con scarsi risultati. Non sono mancate richieste di consigli per superare lo scoglio iniziale e riuscire ad abbandonare questa abitudine dannosa. In particolare mi ha colpito la richiesta di Agata, che riporto qui con il suo permesso:

Ho letto il tuo articolo (mi è piaciuto molto, è interessante), ma spesso mi sento costretta a rileggere perché ho paura di scrivere controsensi e il mio perfezionismo non mi consente di “chiudere un occhio” aspettando la fase di revisione…hai consigli per me? -Agata @lespinediagata

Ho voluto scrivere un articolo qui sul blog perché sono convinta che le dritte che sto per condividere, e che ho testato su me stessa, possano davvero essere di beneficio ad altre persone per superare il metodo del “leggi-e-correggi” (ti piace? Ho coniato il termine proprio ora).

I consigli che posso dare sono di due categorie: la prima contiene dritte facili e veloci da applicare; nella seconda categoria, invece, tocchiamo argomenti più profondi e andiamo alla radice di tale abitudine.

CATEGORIA 1

Ho trovato efficace tenere un quadernetto apposito per segnare eventuali errori, incongruenze e modifiche dei quali mi accorgo man mano che vado avanti con la bozza; mi segno la pagina e la correzione che voglio fare e vado avanti a scrivere un po’ più tranquilla.

Attenzione: rileggere non è una cosa da evitare di per sé!

A volte può essere necessario se magari non riusciamo a scrivere ogni giorno o se, come me, hai la memoria di un criceto: si rileggono alcune delle frasi o righe precedenti per riprendere il filo. Il comportamento da correggere è, piuttosto, la percepita necessità di dover modificare tutto subito; rileggere senza farlo richiederà, specialmente all’inizio, una grande forza di volontà; per questo motivo può essere una buona idea premiarsi in qualche modo. Sto per fare un esempio che forse potrà sembrare irrilevante, ma reggimi il gioco: prometto che ne varrà la pena.

Quando il mio compagno e io abbiamo preso Zelda, la nostra golden retriever, eravamo d’accordo di iniziare a educarla fin da piccolissima: seduta, terra, eccetera. Beh, abbiamo capito subito quanto lei sia motivata dal cibo: farebbe di tutto per un croccantino o per un pezzetto di frutta. Per insegnarle i comandi abbiamo quindi sfruttato questo suo “punto debole”: quando eseguiva il comando le davamo un premietto, che doveva dare un’immediata sensazione di piacere; per capirci, una ciotola piena di pezzetti d’anguria, per quanto gustosi, non poteva andare bene visto che avrebbe dovuto impiegare un po’ di tempo a mangiarla, mentre un biscottino piccolo masticabile in qualche secondo sì. Quello che stavamo facendo era condizionarla ad associare il piacere al comando imparato.

Forse avrai capito cosa sto cercando di dire: questa tecnica funziona anche per noi esseri umani, e se sfruttata nelle modalità esatte che ho elencato (premio che dà piacere e che può essere consumato in poco tempo, subito appena dopo aver fatto l’azione desiderata) può essere uno strumento efficace per darsi un’ulteriore spinta nella giusta direzione. Non dev’essere cibo per forza, eh! La natura del premio sta a te, basta che abbia le caratteristiche necessarie per motivarti e condizionarti ad associare la rilettura senza modifiche a qualcosa che porta piacere, qualcosa di “buono” da continuare a fare.

Un’altra cosa che può aiutare è tenere un quaderno (sì, sto nutrendo la tua ossessione per la cartoleria e non me ne pento nemmeno un pochino) con le informazioni che vengono fuori man mano che scrivi, in modo da poterle consultare in ogni momento; questa è una dritta che vale per chiunque, che tu sia unə plotter selvaggiə come me che adoro organizzare tutto in scalette e grafici o che tu sia unə pantzer e quindi preferisca seguire l’istinto.

Tenere conto di nomi, luoghi, informazioni e dettagli utili a parte, in modo che siano accessibili in modo facile e veloce, ti risparmia la preoccupazione di aver dimenticato qualcosa o di non essere coerente con la storia e i personaggi, e alla lunga può anche aiutare a eliminare la tentazione di ricadere in vecchie abitudini.

CATEGORIA 2

Per quanto possano essere utili i consigli precedenti credo davvero che la cosa migliore sia sempre andare al cuore delle cose, per capirne le radici e riuscire quindi a estirparle in modo davvero efficace. Per farlo, però, bisogna scavare a fondo, e non sempre è facile o fattibile per diversi motivi.

In ogni caso siamo tuttə d’accordo, credo, che la percepita necessità di dover correggere e modificare man mano che si trovano gli errori sia un prodotto del perfezionismo.

Quindi cosa spinge così tantə scrittorə, te compresə, a cadere nella trappola del leggi-e-correggi invece di andare avanti? E da dove viene la convinzione che dobbiamo essere perfettə per poter scrivere?

Vediamo alcuni esempi:

  1. è possibile che parte del nostro perfezionismo derivi da un sentimento di inferiorità (“Non sono unə scrittorə! Non sono degnə di chiamarmi in questo modo perché lə scrittorə verə sono divinità irraggiungibili e io non potrò mai essere al loro livello!”);
  2. magari, invece, scrivere per noi è sempre stato un sogno e quindi ogni parola la vediamo come essenziale per il nostro successo (“Oh no, ho messo una virgola invece che un punto, e in quella frase mi è persino scappato un avverbio! La mia carriera è finita prima ancora di cominciare!”);
  3. forse in fondo in fondo non crediamo di essere capaci di scrivere qualcosa di buono e abbiamo quindi paura del giudizio altrui (“Scrivo solo cagate pazzesche che di sicuro nessunə vorrà mai leggere!”).
  4. Oppure la motivazione profonda del nostro perfezionismo si trova altrove.

La cosa importante, qui, è riconoscere il nucleo, l’essenza più pura e decostruirla, e trovare le contromisure adatte, che possono variare da persona a persona.

La contromisura che preferisco, qualsiasi sia la sorgente dalla quale sgorgano le mie insicurezze, è personificare il nucleo del mio perfezionismo nella più petulante persona alla quale riesco a pensare, ascoltarla dire ciò di cui ho più paura e poi…farle il verso. Sì, hai letto bene.

“Non sei e non sarai mai degna di chiamarti scrittrice”, dice con la voce più fastidiosa al mondo, e io tiro fuori la lingua e ripeto: “nOn SeI e nOn sARaI mAi DEgnA di CHiaMarTi SCritTriCe”. Magari le faccio anche uno specchio riflesso faccia da cesso, che non guasta mai.

Sì, hai l’autorizzazione a immaginarmi mentre lo faccio e sì, puoi anche usare la tua fantasia per vedere questa frase citata nel titolo di un articolo di giornale a caratteri cubitali: “‘Faccio il verso e dico che è una faccia da cesso alla mia insicurezza’, dice Giulia Peruzzi, 33 anni”. Io nel frattempo rido, perché sarebbe un articolo fantastico.

Per quanto infantile o ridicolo possa sembrare, comunque, questa tecnica ha fondamenta solide: ridicolizzando frasi simili ne ridicolizziamo anche il significato, sminuendolo, e ci permettiamo di liberarci dal loro giogo. Se ci provi la prossima volta non esitare a dirmelo- mi fa sempre piacere sapere di non essere la sola a fare facce strane per combattere il perfezionismo!

Se non è il tuo stile, invece, prova questo: chiudi gli occhi, fai un grosso respiro e prova a immaginare il tuo perfezionismo personificato, magari in una persona che disprezzi; quando avrai la sua figura chiara in tutti i dettagli puoi cominciare a rimpicciolirla sempre di più e a togliere saturazione in modo che diventi in bianco e nero. Come ti fa sentire vederla così lontana, tanto quasi da non riuscirla a vedere, e come se fosse uscita da un film anni ‘20? Ti sembra che il suo potere su di te possa essere lo stesso di prima? Questo esercizio è ripetibile quante volte vuoi ed è semplicissimo; magari puoi pensare di svolgerlo poco prima di metterti alla tastiera.

Che tu metta in atto anche solo uno di questi consigli o tutti, spero ti siano stati d’aiuto. Fammelo sapere nei commenti o con un dm su Instagram e ricordati di iscriverti al blog per ricevere altri post come questo direttamente nella tua casella di posta elettronica: trovi come fare nella home.

Infine ricorda: lotta contro al perfezionismo e dì NO al leggi-e-correggi! (Se l’hai letto come se fosse una pubblicità cringe contro la droga siamo automaticamente amicə.)

Alla prossima!

Scrittura: Tipi di scrittori in blocco e come superarlo

Consigli, Scrittura

Tempo di lettura: 3 minuti 15 secondi

Diciamo che avete avuto un’idea fantastica per una storia, magari avete persino cominciato a immaginare ambientazione e personaggi e volete cominciare a scrivere…ma nel momento stesso in cui vi mettete alla tastiera e vedete il foglio bianco di word non viene fuori nulla: nada, nothing. Esatto, quello che state provando è il famoso panico da foglio bianco. Credo che sia una cosa molto comune, anche se i motivi che si celano dietro di essa sono diversi.

Immagine di Antonio Uve su Behance

Analizziamo i diversi esemplari di scrittori bloccati, che ne dite?

Il primo è quello che ha speso settimane, forse mesi a fantasticare sul mondo narrativo che ha creato; conosce la storia del singolo sassolino della strada sterrata del villaggio più sperduto e ha persino dato un nome ai peli del naso del nonno del protagonista. Ha insomma esagerato un po’ (solo un pochino, eh!) con la fase di progettazione e si è ritrovato una marea di materiale storico, culturale, geografico, di background e sul carattere dei personaggi, così tanto che non sa come iniziare: le troppe informazioni lo confondono e la pagina bianca, con la sua assolutezza, lo blocca.

Il secondo esemplare che possiamo osservare è l’esatto contrario del primo: è lo scrittore che ha avuto un’idea che gli ha fatto accendere la proverbiale lampadina sopra la testa ed è stato così impaziente da voler scrivere subito. Il problema è che magari può andare avanti persino per qualche facciata, ma dopo un po’ la mancanza di una trama definita e di una struttura dietro la storia e il mondo narrativo si faranno sentire…cosa che lo porta a bloccarsi e non sapere come continuare.

Il terzo esemplare lo chiamerei “il perfezionista”: vuole iniziare con il piede giusto e conosce l’importanza assoluta dell’incipit. Vuole insomma che le prime frasi del suo romanzo colpiscano il lettore e lo spingano ad andare avanti, intrigato da ciò che potrebbe succedere in futuro. Il problema con il perfezionista è di solito che si scervella così tanto per trovare un buon modo per iniziare che trova migliaia di inizi nella sua testa…e non ne scrive nemmeno uno perché nessuno lo soddisfa appieno, restando quindi pietrificato a guardare il cursore lampeggiare sullo schermo.

Diverso dal perfezionista è l’esemplare numero quattro, ovvero “il distratto”: ha l’idea giusta, ha una trama più o meno strutturata e dei personaggi abbastanza caratterizzati, forse ha perfino pensato a come iniziare…ma non lo fa perché prima deve andare su Wikipedia per confermare che quel fatto sia davvero esistito, o su Pinterest a cercare l’immagine perfetta che rappresenti il suo protagonista, e finisce per entrare in un tunnel di ricerche che vanno dai siti per nomi di bebé armeni ai biscotti preferiti dalla regina Elisabetta negli anni ’50, fino a ritrovarsi con un centinaio di pagine aperte nel browser alle tre di notte…e nessuna parola scritta sul file word.

Quindi, miei cari esemplari di scrittore bloccato, come si fa a invertire la rotta e cominciare a scrivere? Vi svelo la mia ricetta segretissima. Pronti? 

Per cominciare a scrivere, senza avere paura del foglio bianco, il mio consiglio è…semplicemente cominciare a scrivere. Senza ricerche, senza perfezionismi, senza badare alla troppa o troppo poca pianificazione: scrivete. Permettetevi di digitare quelle prime parole. Se non saranno quelle “giuste”, o se dovrete modificarle in seguito non importa. Basta che iniziate. Perché, vi assicuro, nel momento in cui iniziate e cominciate a familiarizzare con il suono della tastiera sotto le vostre dita, accadrà il miracolo: continuerete a scrivere, ed è quella la cosa che più importa. 

Ci sono anche altri consigli che vi posso dare, anche se meno poetici: leggete qualcosa del vostro scrittore preferito, quello che vi fa pensare “vorrei scrivere proprio così!”; spegnete il cellulare e disattivate la connessione internet sul vostro computer per minimizzare le distrazioni e le tentazioni; ascoltate una playlist che vi faccia sognare; siate testardi: continuate a fissare il foglio bianco, sfidatelo in una gara che non potrete che vincere voi. E soprattutto ricordatevi perché lo state facendo: per piacere personale, per farvi leggere un giorno, per il vostro sogno, per necessità; non importa la motivazione, cercate di ricordarvela e partite per il viaggio che è scrivere la vostra storia.