Parteciperò al NaNoWriMo quest’anno, ma continua a non piacermi

Consigli, Scrittura

Un anno fa scrivevo un articolo in cui riflettevo sul NaNoWriMo, il mese nazionale della scrittura di romanzi, e le mie considerazioni erano soprattutto negative. Puoi leggere l’articolo qui e scoprire l’unica cosa invece che mi piace di questa iniziativa a livello mondiale dedicata alla scrittura di cinquantamila parole in un mese.

A distanza di un anno mi ritrovo a pensarla allo stesso modo, ma la mia decisione quest’anno è di partecipare. Forse perché per la prima volta ho un romanzo da abbozzare (il secondo della trilogia distopica femminista alla quale sto lavorando), forse perché le stelle si sono allineate, ho deciso in modo abbastanza naturale di sfidarmi. Ecco gli accorgimenti che applicherò per resistere e sopravvivere durante questo mese per chi come me non sopporta il clima di competizione e i numeri che rimbalzano spesso tra i social delle persone che partecipano:

  1. NaNoWriMo sì, ma secondo le mie regole: l’idea che la produttività possa essere “one size fits all”, una unica taglia per tutte le persone, è francamente abilista e parte del pensiero capitalista. E visto che questi fanno parte degli “ismi” peggiori e che rigetto completamente questa mentalità, non baserò la mia sfida di novembre sul numero di parole scritte (che secondo le regole tradizionali del NaNo dovrebbero essere cinquantamila al mese, con una media giornaliera di 1667 parole scritte), ma sul numero di ore lavorative al giorno, quasi raddoppiando il tempo che già dedico alla scrittura e portandolo da tre ore di media alle cinque giornaliere. Contando che scrivere è un lavoro che stanca moltissimo mentalmente, credo che sia un buon numero di ore dedicato a questa attività, e per me è sicuramente una sfida stimolante.
  2. Silenzierò su instagram le stories di chi pubblica giorno per giorno il numero di parole scritte. Senza remore, senza pietà: non è nulla di personale; so già che non è qualcosa che mi fa bene e la mia salute, specialmente in un momento stressante come questo, quindi ciaone, ci vediamo quando finisce novembre, spero che il vostro mese vada bene, abbraccini.
  3. Limiterò la mia presenza sui social. So già che creare contenuti come al solito non sarà possibile perché vorrò concentrarmi al massimo su questa sfida e sul mio lavoro: per un mese continuerò ad esserci, ma meno di prima, per tornare invece a dicembre.
  4. Ascolterò ciò che mi dice il mio corpo. La mia salute ha la priorità: i ritmi che seguirò saranno molto più intensi rispetto a una normale giornata di lavoro per me, quindi è importantissimo che durante questo periodo io stia in ascolto attivo del mio corpo. Sfidarsi va bene, ma non fino a stare male fisicamente, psicologicamente o emotivamente.
  5. Mi affiderò all* mi* partners in crime: la bellezza di avere un gruppo di scrittura è che attraversi fasi molto simili dal punto di vista emotivo e psicologico. Fare una pausa un po’ più lunga tra le sessioni di scrittura per sfogare un po’ di frustrazione e per ricevere il e dare il sostegno di cui si ha bisogno fa bene a tutt*.
  6. Ignorerò attivamente la voce dentro di me che mi dice che devo arrivare all’obiettivo della giornata a tutti i costi. Darsi un obiettivo è qualcosa che può essere molto stimolante a volte e che altre può essere a tuo discapito. Questa non è una gara se non con me stessa, e anche solo iniziarla e impegnarmi in tutto questo significa vincerla. Rigetto completamente la mentalità tossica della vincita a tutti i costi e invece mi concentro su altro: sulla gioia di scrivere, sulla soddisfazione dopo la fatica, sul supporto di persone di cui mi posso fidare.

Ormai quando questo post (che sto scrivendo negli ultimi giorni di ottobre) sarà pubblicato, io avrò già iniziato a scrivere la prima bozza del seguito del mio romanzo. Mandami buone vibrazioni con un commento, se vorrai, perché mi sa che ce ne sarà molto bisogno!

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Due grossi motivi per cui non mi piace il NaNoWriMo…

Consigli, Scrittura

…e uno piccolo per cui mi piace.

Tempo di lettura: 5,07 minuti

Novembre è un mese frenetico per chi scrive, si sa; già da ottobre (o meglio, Preptober) ci si comincia a preparare alla sfaticata che è scrivere un romanzo intero in un mese: è il famoso NaNoWriMo, ovvero National November Writing Month (novembre mese nazionale della scrittura), un’iniziativa benefica nata negli Stati Uniti che presto si è estesa a tutto il mondo, persino qui in Italia, e che invita i partecipanti a scrivere nel mese di novembre cinquantamila parole, che sarebbe un romanzo fatto e finito, mantenendo quindi una media di 1667 parole al giorno.

Nella mia bolla social la maggior parte delle persone che conosco e seguo partecipa, condividendo ogni giorno dei template nelle stories con il conteggio parole del giorno e immagini o citazioni che si riferiscono al loro work in progress, parlando dei temi e personaggi che stanno scrivendo, creando circoli di scrittura per darsi man forte a vicenda e creando contenuti con risorse per aumentare la produttività e scrivere meglio e di più (l’avevo fatto anch’io l’anno scorso: trovi qui il post).

Sono a conoscenza di questa iniziativa da circa tre/quattro anni, e ogni anno mi sono ripromessa di partecipare, ma c’era sempre qualcosa: non ne sapevo ancora abbastanza, non me la sentivo, oppure ero in fase di editing o revisione e non mi sembrava il tipo di lavoro adatto a questa iniziativa.

Solo quest’anno ho deciso coscientemente di non partecipare e ho capito che in realtà il NaNoWriMo non mi piace; non credo nemmeno che mi unirò i prossimi anni alle schiere di scrittorə che si fa il mazzo ancora di più in questo mese in particolare.

Ecco quindi due motivi per cui non mi piace il NaNo:

1. LA COMPETIZIONE, LA PRESSIONE SOCIALE (E SOCIAL).

Non sono contro una competizione sana: può davvero aiutare e motivarci a darci dentro. Tuttavia vedo una tendenza preoccupante, ovvero il “lottare” a colpi di numeri. Mi spiego meglio: per scrivere cinquantamila parole in un mese se ne dovrebbero scrivere ogni giorno 1667. Mi è capitato spesso di guardare i template con il conteggio parole di altre persone e sentirmi a disagio perché magari quel giorno in particolare, per vari motivi, avevo scritto di meno. E se prefissarci un certo numero di parole, battute o pagine da scrivere può essere un modo sano per porci degli obiettivi, la corsa a tutti costi al numero non lo è, specialmente se fatta per un confronto con altre persone.

Ecco cosa mi piacerebbe vedere durante Novembre: più persone che raccontano come scrivere quel giorno le ha fatte sentire, più festeggiamenti per aver raggiunto il proprio obiettivo giornaliero o settimanale (senza sentirsi per forza obbligatə a condividerlo) e meno numeri. I numeri lasciamoli alla contabilità, alla matematica, a tutte quelle cose lì coi numeri; noi scriviamo storie che vogliono fare emozionare, non testi di, uhm, numerologia (lol): ricordiamocelo in questo mese.

2. IL CONCETTO DI “VINCERE” IL NANO.

Il sito del NaNoWriMo incoraggia una gamification del processo offrendo “badges”, delle medaglie virtuali al valore da sfoggiare con lə propriə “buddies”, le persone con cui si vuole condividere il processo sul sito, che è quindi anche social, e in generale quando si riesce a completare la sfida scrivendo le agognate cinquantamile parole si può dire orgogliosamente di aver “vinto” il NaNo.

La tecnica della gamification e di avere un obiettivo comune possono essere efficaci per qualcunə, non lo nego (se lo sono per te, tanto meglio); tuttavia nel concetto stesso di “vincita” è insito quello di “perdita”: per fare qualche esempio, una persona che si è messa a scrivere ogni giorno ma che a malapena è arrivata a mille parole al dì, per esempio, “perderebbe” il NaNo con ventimila parole in meno di quelle richieste. Poco importa l’impegno che ci abbia messo, quanto difficile sia stato per lei ritagliare quel tempo ogni giorno, poco importa l’orgoglio di aver scritto, magari, molto più di quanto fa di solito.

Anche questo problema si riconduce ai numeri, ovviamente; più procedo nel mio percorso di scrittura, più mi rendo conto di quanto la qualità sia molto più importante della qualità. Tre parole pregne di significato valgono anche quanto mille buttate lì a caso. Il NaNo, però, sembra incoraggiare la quantità rispetto alla qualità, cosa comprensibile perché per scrivere un romanzo in un mese non si ha il tempo effettivo per riflettere su ogni parola, ed è anche giusto così: ci sono i momenti per scrivere di fretta, con l’acqua alla gola, e quelli nei quali si riesce a scegliere le parole una a una.

Tutto questo senza contare che molte persone per partecipare e “vincere” scrivono anche quando dovrebbero dormire, e in generale sacrificano momenti che potrebbero essere in realtà essenziali alla loro salute psicofisica. In una società che glorifica l’ammazzarsi (letteralmente) di lavoro e che venera la produttività al costo del benessere, non credo sia una buona cosa.

Ecco cosa vorrei vedere di più durante il NaNo: più consapevolezza riguardo ai propri ritmi e meno smania di vincere. Più ascolto delle proprie necessità in un periodo intenso, meno glorificazione del sacrificio a tutti i costi per il lavoro. Perché sì, è un lavoro.

Nonostante questi grossi problemi che ho personalmente con il NaNo riconosco che sia un’iniziativa ben organizzata e che può fare davvero bene a molte persone. In particolare, ciò che invece mi piace è:

1. IL SENSO DI COMUNITÀ E L’AIUTO RECIPROCO

Quest’anno, pur non partecipando, sto lavorando più intensamente alla riscrittura e immergermi nell’atmosfera di fermento del NaNo rimanendo all’esterno mi fa bene. In particolare trovo che lavorare assieme ad altre persone funzioni molto bene per me, quindi quando la mia amica Donnie mi ha proposto di unirmi a un piccolo gruppo di scrittura questo mese ho accettato con entusiasmo.

Siamo in cinque persone in totale e ci troviamo via video chat (a volte whatsapp, a volte meet) senza la pressione di esserci sempre o a tutti i costi e con invece la gioia di lavorare assieme e parlare dei nostri progetti che ci guida.

Spronarsi a vicenda, creare e rafforzare comunità, e aiutarsi: questi sono i valori che ho scoperto con questo gruppo di scrittura, assieme a una dimensione di condivisione e di rapporti interpersonali sana e motivante. Il NaNo dovrebbe essere più così, senza ansie sul numero di parole e riguardo la “vincita” o a causa della competizione. Semplicemente persone riunite sotto un unico obiettivo.

Hai mai partecipato al NaNo? Mi piacerebbe sapere che ne pensi, soprattutto se non sei d’accordo con me. Puoi scrivermi qui un commento o una mail, la trovi nella sezione contatti di questo sito.

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