Racconto: Il mago

Arcani maggiori, Racconti

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Questo racconto fa parte di una serie ispirata agli arcani maggiori. Ogni arcano maggiore mi ha ispirato in modo diverso, qualcuno in modo più letterale, altri per il loro significato più profondo, spaziando tra generi, stili e persone diverse.

Immagine tratta dal progetto di Camilla Montemaggi suBehance

Non avevo mai visto un mago prima, e mi dispiacque che fosse perché stava andando a morire.

Quel giorno la Piazza della Giustizia sembrava ardere di eccitazione; tutti volevano guardare in faccia l’ultimo sopravvissuto alla purga e nessuno sapeva davvero cosa aspettarsi. I maghi erano mutanti e pericolosi, ma lui sembrava diverso: camminava a testa alta, i piedi scalzi e ricoperti di muschio; tra i capelli nascondeva boccioli, nella barba si intrecciavano ramoscelli dalle tenere foglie e steli d’erba germogliati dalle sue orme nel fango accompagnavano i suoi ultimi passi. Lo osservai attraverso le teste che mi bloccavano la vista: aveva le mani legate dietro la schiena, ma dalla punta delle sue dita scaturivano scintille. Spalancai gli occhi e mi feci largo tra la folla, spintonando per cercare di guardare meglio; nessuno sembrava averlo notato, nemmeno le guardie che lo stavano scortando, troppo occupate a scansare gli sputi dalla folla.

Pensai che avrebbe di sicuro usato il fuoco delle sue dita per liberarsi e bruciare la piazza intera; ne sentivo il pericolo latente come un uccello della folgore avverte la tempesta; avrei potuto gridare e avvertire gli altri, ma non riuscivo né a muovermi né ad aprire bocca: ero ipnotizzato.

Solo pochi passi lo separavano dalla sua fine; il Mago continuava a camminare seminando erba dai piedi e minacciando incendi dalle mani, e io non riuscivo a staccare gli occhi da lui.

Salì i gradini della forca e seppi che era giunto il mio momento: sarei morto tra le fiamme e il mio clan non sarebbe nemmeno riuscito a identificarmi, volto anonimo tra i tanti radunati in quella piazza e travolti da quel terribile potere.

Le scintille sembrarono diventare sempre più minacciose quando gli infilarono il cappio al collo, ma quando guardò per un attimo la folla sotto di lui, nei suoi occhi c’era solo pace. Mi chiesi se fosse perché aveva accettato la propria morte o se si stesse pregustando la libertà che si sarebbe preso camminando sopra i nostri corpi carbonizzati. Respirai a fondo e mi preparai all’impatto, mandando un ultimo pensiero al mio clan. Pensai che non era poi così male morire, se significava assistere a della vera magia.

La botola sotto di lui stava per aprirsi. Non riuscivo più a scorgere le sue mani, ora nascoste, ma vidi che aveva socchiuso gli occhi nel silenzio che era improvvisamente calato sulla piazza. Poi la botola fu azionata in un suono sordo e crudele e l’ultimo dei maghi vi cadde dentro, il collo spezzato dall’impatto. Le scintille si spensero. I suoi boccioli appassirono, il muschio e i ramoscelli si rinsecchirono. Ogni traccia di magia svanì con l’estinguersi della luce nei suoi occhi. Unico tra la moltitudine di quella piazza maledetta abbassai il capo e piansi, consapevole di essere stato pronto a dare la vita per vedere anche solo una piccola fiamma nata nel palmo di un mago.